La scorsa settimana è uscito il Report della National Infrastructure Commission sulle future sfide del sistema elettrico inglese. Dopo un’analisi della situazione attuale in cui versa il Paese con molti impianti tradizionali (carbone, gas, nucleare) giunti quasi alla fine del ciclo di vita e la conseguente necessità di nuove modalità di produzione dell’energia elettrica a partire dalla prossima decade, il documento si concentra su come rendere il sistema più efficiente e meno costoso.
La principale evidenza che emerge è che, lavorando simultaneamente in tre direzioni – interconnessioni, storage e flessibilità della domanda-, sarebbe possibile un risparmio per i consumatori pari a 8 miliardi di sterline all’anno fino al 2030. Ulteriori vantaggi sarebbero rappresentati dall’agevolazione nel raggiungimento dei target al 2050 in termini di CO2 e dalla maggiore sicurezza del sistema nel suo complesso.
Considerando la scarsità delle interconnessioni dovuta soprattutto a motivi di carattere fisiologico, il Report raccomanda che il Governo britannico persegua l’obiettivo di accrescimento della capacità di interconnessione con gli altri Paesi europei (attualmente pari a 4 GW). Maggiori interconnessioni, infatti, poterebbero giovare al sistema sia nei momenti di picco della domanda – permettendo di importare energia – sia momenti di eccesso di produzione, favorendo l’esportazione verso l’estero.
Allo stesso modo, vista la variabilità dei prezzi elettrici durante la giornata e durante tutto l’anno, lo storage, permetterebbe ai consumatori di acquistare energia nei momenti in cui essa è meno costosa e riutilizzarla in base alle necessità. Attualmente le principali modalità di accumulo dell’energia sono rappresentate dall’idrico a pompaggio, dai supercondensatori, dalle batterie chimiche e ad aria compressa. Il costo delle batterie al litio si è ridotto in misura consistente passando dalle 3000 £/kWh nel 1990 alle 200 £/kWh di oggi. Secondo il Report la Gran Bretagna potrebbe diventare il Paese leader nell’accumulo elettrico e per tale fine raccomanda una revisione del quadro regolatorio che permetta di rimuovere le barriere che impediscono allo storage di competere equamente con i generatori sui mercati elettrici e incentivare i gestori delle reti a migliorarne la resilienza.
Con Demand Flexibility si intende un’ampia gamma di attività che consente di ridurre o spostare nel tempo la domanda di energia in particolare al verificarsi di condizioni di picco. Attraverso la flessibilizzazione della domanda si permetterebbe ai consumatori di modificare le proprie abitudini, riducendo il consumo nei periodi di alta richiesta ed incrementandolo in quelli di bassa. Per incentivare l’uso di servizi lato domanda nel corso del 2015 National Grid ha avviato una campagna per promuovere una maggiore collaborazione tra operatori di mercato, policy maker e tutti i soggetti interessati allo sviluppo del Demand Side Response. Quattro in questo caso le raccomandazioni che il Report esprime: revisione della regolazione per semplificare la partecipazione della domanda e chiarire le regole per gli aggregatori, favorire la partecipazione della domanda al capacity market, informare i consumatori sui potenziali risparmi di simili iniziative ed, infine, il Governo dovrebbe dare il buon esempio avviando best practice di successo “in prima persona”.





