L’Industria 4.0 e la sfida dell’automotive

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Il digitale sta ridisegnando non solo le abitudini dei cittadini/consumatori ma anche il mondo delle imprese. rivoluzionando le tradizionali tecniche produttive. Si tratta di sfide del tutto nuove che offrono, sì, straordinarie opportunità, ma che richiedono, al contempo, una certa preparazione da parte della manifattura.

In tale ottica risulta particolarmente interessante lo studio Accenture “Machine dreams: Making the Most of the Connected Industrial Task force” che ha analizzato, nel mese di dicembre, un campione di 512 imprese tra Nord America, Europa occidentale ed Asia al fine di comprendere se e quanto la manifattura sia matura per cogliere le sfide e le opportunità connesse alla digitalizzazione. Il dato che emerge è che la manifattura è ben consapevole dell’ineludibile affermazione, entro il 2020, di una nuova industria basata sull’integrazione uomo-macchina. Ben l’85% degli intervistati, infatti, mostra di essere consapevole di tale processo anche se – questo il dato meno confortante – solo il 22% ha già operato i cambiamenti indispensabili per beneficiare a pieno delle opportunità connesse a tale rivoluzione.

Andando ad analizzare i diversi settori, lo studio in esame evidenzia come Automotive e Industrial Equipment siano quelli più propensi ad investire nelle tecnologie. Secondo le stime, in particolare, saranno 220 miliardi gli investimenti in Ricerca & Sviluppo entro il 2020, di cui 181 per il settore Automotive e 39 per le imprese dell’Industrial Equipment. Siamo di fronte ad una sempre maggiore integrazione tra machine, intelligenza artificiale e fattore umano sintetizzata nel concetto di “connected industrial workforce” che evoca una forza lavoro in grado di guadagnare in efficienza grazie alle nuove opportunità offerte dall’evoluzione tecnologica.

Nonostante l’entusiasmo manifestato dalla maggioranza dei soggetti sono ancora molte le imprese in ritardo nella predisposizione dei cambiamenti indispensabili ad accogliere la rivoluzione tecnologica in corso. Le ragioni di questo ritardo sono molteplici e si concentrano prevalentemente sulla vulnerabilità dei dati (considerata un rischio medio o alto per il 76%), la complessità dei sistemi (considerata un rischio medio o alto per il 72%) e la carenza di competenze specializzate da parte dei lavoratori (considerata un rischio medio o alto per il 70%).

Considerata la straordinaria opportunità in termini di crescita della produttività connessa allo sviluppo di queste forme di integrazione tra uomo e macchina – che lo studio Accenture stima per un’azienda automotive in 500 milioni, con un ricavo annuale di 500 miliardi di euro – è fondamentale che le imprese comprendano innanzitutto i possibili benefici offerti dalla Connected Industrial Workforce per poi individuare gli ostacoli da superare e le conseguenti azioni finalizzate ad assecondare il cambiamento tecnologico in corso. Si tratta di una svolta epocale e di una sfida che la manifattura deve assolutamente affrontare e vincere.

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

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