Le tecnologie avanzate rivoluzionano la cura del diabete


Articolo blog
Maria Rosaria DELLA PORTA

Eversense SystemLa conferenza internazionale su Advanced Technologies & Treatments for Diabetes (ATTD), che si è svolta a Parigi e ha riunito le aziende leader del settore della salute, è stata l’occasione per ribadire come la tecnologia dell’Internet of Things e tutto ciò che ruota intorno ad essa stia diventando fondamentale per la gestione, il monitoraggio e la prevenzione delle malattie croniche, tra cui il diabete e come l’evoluzione high tech giocherà un ruolo significativo nei processi di cura dei pazienti.

Le tecnologie per il monitoraggio continuo del livello di glucosio, i sensori impiantabili e i big data stanno mostrando tutta la loro capacità di supportare, durante la vita quotidiana, i pazienti affetti da diabete, di fornire dati essenziali ai diabetologi ed ai centri di cura, in un’ottica di maggiore efficienza e minori costi per tutti.

L’eHealth o meglio la mHealth sta proponendo ai pazienti diabetici soluzioni ad alta tecnologia sempre più numerose ed efficaci per la gestione della loro patologia. Secondo le cifre emerse durante l’evento di Parigi, le app per il diabete sono passate da 1.101 nel 2013 a 1.787 nel 2016 con una prospettiva di arrivare a 2.877 nel 2021. Si tratta di applicazioni che coniugano la facilità d’uso con la possibilità di controllare i valori della glicemia ed altri parametri importanti, che vengono raccolti in dettagliati diagrammi semplici da consultare; in tal modo, il paziente avrà un ruolo sempre più attivo e sarà in grado di programmare le proprie giornate, la propria dieta e la necessità di insulina senza essere ossessionato dalla gestione quotidiana della malattia. Al tempo stesso anche la condivisione dei dati – attraverso ad esempio software in cloud – con clinici e personale sanitario si fa più semplice e consente non solo la gestione della patologia, ma anche di avere informazioni relative alla diffusione della stessa, per poter meglio rispondere alle richieste delle amministrazioni sanitarie.

Tra i medical device più discussi durante la conferenza c’è il primo sensore di glicemia impiantabile a lungo termine, ovvero il sistema CGM Eversense, di cui Roche ha un accordo di distribuzione in esclusiva con Senseonics Holding. In Italia, sono attualmente quattro i centri – siti a Padova, Bari, Olbia e Catanzaro – che mettono a disposizione la tecnologia, ma la lista dei papabili aderenti al progetto è molto più lunga. L’amministratore delegato di Roche Diabetes Care Italia afferma che, però, ancora non è presente una trattativa a livello nazionale e per favorire l’ingresso del prodotto all’interno dell’offerta del SSN, è necessario valutare ipotesi come il co-payment, o l’attivazione di una sorta di “contratto” con pagamento mensile come alternativa all’acquisto del device.

Sorge, infine, spontanea una domanda: ce la farà il nostro Paese a cogliere la rivoluzione in atto? – Dare adesso una risposta secca risulta difficile! – Sicuramente, l’Italia ha molto da lavorare e in futuro – non troppo remoto – tutti gli strumenti ICT ed i progetti innovativi in sanità andranno inevitabilmente parametrati con lo sviluppo della PA digitale, al fine di creare una rete dove tutti i nodi siano in grado di comunicare. Inoltre, è necessario superare la frammentazione regionale, che vede alcune regioni essere sempre al passo ed altre sempre refrattarie.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Economia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con una tesi in Finanza Aziendale Internazionale. Successivamente ha conseguito un master di II livello in “Concorrenza, economia della regolamentazione e della valutazione”, presso la medesima università.