Le imprese e il ricorso ai social network: a che punto siamo

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Michele MASULLI

socialmediaSappiamo molto dell’utilizzo dei social media da parte dei cittadini, quante ore vi trascorrono, quale uso ne fanno, quali sono gli effetti sulla loro vita; meno si conosce dell’impiego dei canali social da parte dell’imprese. Il fenomeno si sta sviluppando in misura evidente, sulla scorta della consapevolezza crescente delle possibilità che i social possono garantire in termini commerciali, di immagine e marketing, reputazione, relazioni con il cliente e molto altro. Una funzione così importante da far diventare i social media parte della strategia d’impresa di integrazione delle tecnologie ICT nel proprio business. Per “social media” intendiamo una vasta gamma di siti: dai social network ai blog, dai siti di condivisione di contenuti multimediali (immagini, video, presentazioni etc.) a quelli impostati sul modello partecipativo “wiki”. Per approfondire questo ambito ci vengono in sostegno i dati Eurostat. Mentre nel 2013 meno di un terzo delle imprese in Europa ricorreva ai canali social, nel 2017 il numero delle imprese che utilizza almeno un social media si attesta al 47% del totale, mostrando una percentuale di crescita consistente. Questa quota varia molto all’interno dell’Unione Europea, dai valori minimi di Polonia (27%), Lettonia (30%) e Bulgaria (34%) alle percentuali più alte di Malta (74%) e Danimarca, Irlanda e Paesi Bassi, tutti e tre al 68%. L’Italia si colloca poco sotto la media europea, con il 44% delle imprese che fa uso di almeno un canale social.

Enterprise_use_social media_2017

L’84% delle società che impiega strumenti di comunicazione social in Europa lo fa con lo scopo di costruzione della propria immagine e per la vendita di prodotti. Subito dopo, con più del 50%, tra le motivazioni per cui ricorrere ai social media, appare l’obiettivo di ottenere l’opinione dei consumatori o la possibilità di poter rispondere alle loro domande e ai loro reclami. Questa motivazione è particolarmente rilevante per le imprese attive nel settore degli alloggi. Tra le varie tipologie di canali, i social network, su tutti Facebook e LinkedIn, sono di gran lunga lo strumento preferito: li utilizza, infatti, il 45% del totale delle imprese europee, con un tasso di crescita significativo rispetto al 2013, quando questa percentuale si fermava al 28%. Seguono i siti di condivisione di contenuti multimediali, con il 16%. Dall’indagine Eurostat, inoltre, risulta evidente che la tendenza all’utilizzo dei social aumenta al crescere delle dimensioni d’impresa. Ad esempio, nel 2017, il 68% delle imprese europee con 250 o più addetti aveva un account sui social network. Questa percentuale scendeva al 43% per le società con un numero di dipendenti compreso tra 10 e 49. Non variano, invece, le motivazioni per cui le imprese ricorrono ai canali social, siano esse piccole, medie o grandi. Si nota, come parziale eccezione, una più alta propensione delle grandi imprese a servirsi dei social come canale per la selezione del personale. Se consideriamo, invece, quali sono i settori produttivi più versati nell’impiego dei canali social a fini reputazionali e commerciali, oltre al comparto degli alloggi, come accennato in precedenza, troviamo il commercio all’ingrosso e al dettaglio, le aziende ICT, il mercato immobiliare e il manifatturiero.

Per quanto riguarda l’Italia, se il 45% delle imprese europee è attivo sui social network, il dato del nostro Paese non si discosta molto: il 42% delle aziende italiane, infatti, possiede un account su una piattaforma social. Il 16% di queste, invece, impiega piattaforme di sharing di materiale multimediale. Inferiore è il ricorso a strumenti di microblogging, come ad esempio Twitter: ne fa uso solo l’8% delle società italiane, contro una media europea del 14%. Su questi dati, incide senz’altro il divario nell’ampiezza delle platee tra social network e siti di blogging. Twitter, infatti, vede 7 milioni di account attivi in Italia, mentre sono 30 milioni gli italiani su Facebook. Risulta comprensibile, quindi, che le aziende preferiscano il secondo come volano di vendite e pubblicità.

Ricopre attualmente il ruolo di Direttore dell’area Energia presso l’Istituto per la Competitività (I-Com), dove è stato Research Fellow a partire dal 2017. Laureato in Economia e politica economica presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, successivamente ha conseguito un master in “Export management e sviluppo di progetti internazionali” presso la Business School del Sole24Ore. Attualmente è dottorando di Economia applicata presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Roma Tre. Si occupa principalmente di scenari energetici e politiche di sviluppo sostenibile, oltre che di politiche industriali e internazionalizzazione di impresa.