L’Italia è tra i Paesi europei con il livello più basso di istruzione: quartultima, davanti solamente a Spagna, Portogallo e Malta. Lo conferma il rapporto sulla conoscenza elaborato dall’Istat, il primo di questo genere realizzato in Italia sul tema.
Il report – che porta le firme di Giovanni Alfredo Barbieri e Andrea de Panizza – ha verificato il livello di cultura e di istruzione degli italiani e si è concentrato in particolare sui modi e sui processi con cui la conoscenza si crea, si trasmette e si utilizza nell’economia e nella società. I risultati emersi non sono positivi e certificano un ritardo non indifferente del nostro Paese su tutti i fronti.
L’analisi ha dimostrato infatti che in Italia i livelli di istruzione sono distanti da quelli che caratterizzano i Paesi più avanzati. Negli ultimi dieci anni la percentuale di individui di età compresa tra i 25 e i 64 anni – che nel nostro Paese ha raggiunto un titolo di studio secondario superiore – è aumentata di 8 punti ma resta comunque al di sotto della media europea.
Lo stesso accade per chi riesce a conseguire un titolo terziario: in media nell’Ue il 74 per mille della classe compresa tra i 20 e i 29 anni ha conseguito una laurea o un master di specializzazione, in Italia lo stesso livello di istruzione è raggiunto solo dal 57 per mille della popolazione.
I livelli di formazione variano ulteriormente a seconda della provenienza familiare e geografica: chi nasce in famiglie più istruite ha più possibilità di andare avanti negli studi rispetto a chi nasce in una famiglia in cui il livello di istruzione è basso. Inoltre in regioni del sud come Sicilia e Puglia solo il 13% dei cittadini raggiunge un livello di istruzione terziaria, mentre in Lazio lo stesso dato sale di dieci punti attestandosi al 23%.
Questo divario geografico sulla scolarizzazione è determinato anche dalla richiesta di lavoro qualificato che nelle regioni del Nord Italia è più alta rispetto a quanto accade nel Mezzogiorno.
I diversi livelli di istruzione condizionano più settori del sistema lavorativo: ad essere influenzate sono anche le possibilità occupazionali e le variazioni di reddito. Il tasso di impiego per chi consegue un titolo di studio specializzato (laurea o master) è pari al 79,8% contro il 51,2% delle persone che possiedono unicamente un titolo secondario inferiore e chi ha un’istruzione alta ha un guadagno più alto del 48,3% rispetto agli individui con un livello di scolarizzazione media.
Secondo gli autori del rapporto, la nozione di conoscenza non può essere ridotta solo al raggiungimento di alcuni livelli di studio, ma deve anche racchiudere i concetti di competenza e capacità.
Sulle competenze di base (linguistiche e numeriche) la media italiana dei quindicenni si attesta poco al di sotto di quella europea, ma il tasso di conoscenza è variabile a seconda del tipo di scuola frequentato e dell’area geografica di provenienza (anche in questo caso i dati migliori sono registrati nelle regioni del nord).
Se invece ci si concentra sulle capacità informatiche e sull’uso dei computer, si può notare che i dati in Italia sono negativi. Mediamente il 64% della popolazione europea fa uso quotidiano del pc, mentre nel nostro Paese ciò succede solo al 52% dei cittadini. Le attività in cui gli italiani si concentrano di più online sono quella politica e la visione di contenuti condivisi da altri utenti, solo il 40% utilizza la rete per i servizi bancari. Bassissime le percentuali di invio di mail e soprattutto di uso del web a scopo informativo.
Anche le aziende rispetto alla media europea sfruttano poco il potere della rete. Solo il 72% delle imprese italiane possiede un sito internet e solo il 10% lo utilizza per la vendita online. In Europa queste percentuali salgono al 77% e al 16%.




