La bioeconomia[1] – ovvero l’insieme di tutti i settori che trattano materie prime rinnovabili di origine biologica – sta assumendo, oggi, un ruolo importante nel panorama economico italiano.
Nel 2016, l’insieme delle attività connesse alla bioeconomia italiana (inclusa la gestione e il recupero dei rifiuti biodegradabili) ha generato un output pari a circa 260 miliardi di euro: tale risultato ha fatto sì che l’Italia sia terza in Europa, dopo Germania e Spagna.
In termini relativi, con un peso della bioeconomia sul totale dell’economia pari all’8,3%, il Belpaese si colloca, invece, al secondo posto, subito dopo la Spagna. Aggiungendo a questo valore le stime sul ciclo idrico, il settore della bioeconomia in Italia ha superato i 270 miliardi di euro, l’8,6% sul totale della produzione nazionale.
Oltre la metà del valore prodotto appartiene – in tutti i Paesi analizzati – all’industria alimentare, delle bevande e del tabacco, che in Italia rappresenta il 51% del totale. Segue il segmento dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, con un peso più rilevante per Francia e Spagna.
Il nostro Paese, a differenza degli altri, emerge nel comparto della produzione tessile da fibre naturali e la concia, registrando un peso sul totale del 6,6%. Spicca, inoltre, il ruolo della filiera della carta e del legno, dove il peso sul totale – pari al 9% e 5 % – è tra i più elevati, secondo solo alla Germania nella filiera della carta e terzo dopo Germania e Regno Unito nel comparto del legno.
L’analisi di tali dati mostra l’elevato grado di diversificazione produttiva all’interno del confine della bioeconomia del nostro Paese.
Sono questi, dunque, i principali risultati messi a segno dall’insieme dei settori italiani ed europei che utilizzano materie prime rinnovabili di origine biologica. A fare il punto sulla bioeconomia in Italia e in Europa è il 4° Rapporto sulla Bioeconomia in Europa, presentato qualche giorno fa a Palermo dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, dal Cluster della chimica verde Spring e da Assobiotec, in collaborazione con l’Università degli studi di Palermo.
Lo studio conferma la rilevanza che la bioeconomia ha assunto nel nostro Paese, mostrando un trend di crescita che sottolinea buone prospettive di successo per il futuro. A evidenziare, inoltre, la vivacità dell’ “economia sostenibile” è anche il crescente numero di start-up attive: sono, infatti, ben 576 le start-up innovative della bioeconomia – circa il 7% delle totale delle start-up censite nel Registro delle imprese – che operano nei diversi settori economici.
L’interesse dell’Italia per la bioeconomia segue, quindi, la stessa direzione della Commissione europea, che nel 2012 ha adottato una strategia per indirizzare l’economia europea verso un più ampio e sostenibile uso delle risorse rinnovabili.
L’obiettivo è, dunque, quello di creare una società più innovativa ed un’economia a emissioni ridotte: pare che il nostro Paese stia davvero cercando di centrarlo.
[1] La bioeconomia è un’economia che usa le risorse biologiche, provenienti dalla terra e dal mare, così come i rifiuti, come input per la produzione energetica, industriale, alimentare e mangimistica. Essa si riferisce anche all’impiego di processi basati sulle risorse biologiche per un’industria sostenibile. (Fonte: Assobiotec)






