Qualità della pubblica amministrazione, l’Italia in fondo alla classifica Ue. L’analisi Eqi

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Maria Rosaria DELLA PORTA

L’Italia continua ad essere in fondo alla classifica europea per la qualità della pubblica amministrazione: è questo il dato che emerge dall’analisi dell’EQI (European Quality of Government Index) edizione 2017.

L’Indice europeo della qualità del governo (EQI), sviluppato dall’Università di Göteborg, è l’unico mezzo capace di misurare la qualità istituzionale nell’Unione europea a livello regionale. Lo studio avviene attraverso un approccio multidimensionale che analizza la qualità dell’erogazione dei servizi pubblici e il livello di corruzione. Dagli ultimi dati emerge che le amministrazioni più virtuose sono quelle del Nord Europa. Finlandia, Svezia e Danimarca sono sul podio, come era già accaduto negli anni precedenti, mentre la nostra pubblica amministrazione ha difficoltà a collocarsi oltre la prima metà della classifica. Di questo posizionamento non ottimale risentono sia i cittadini che le imprese, con danni che si ripercuotono sul sistema Paese. Sono solo cinque i Paesi che presentano un indice di qualità inferiore al nostro e in tutti i casi si tratta amministrazioni dell’Est Europa.

Oltre ai dati medi nazionali, questa indagine consente di verificare anche le performance di ben 193 realtà territoriali. Il risultato finale è un indicatore che varia dal +2,323 ottenuto dalla regione finlandese Åland (1° posto in Ue) al -2,270 di Severozapaden in Bulgaria (maglia nera al 193° posto)

Per arrivare alla regione italiana che si classifica più in alto, si deve scorrere fino alla 118° posizione: si tratta della Provincia Autonoma di Bolzano, seguita immediatamente dalla Provincia Autonoma di Trento. Dopo ben 10 posizioni dalla prima e seconda regione italiana si collocano Emilia Romagna (128° posizione) e Veneto (129° posizione). Il Nord si presenta perciò come l’area più virtuosa se paragonata al resto dell’Italia, nonostante si distanzi di molto dalle altre aree territoriali europee che occupano le posizioni più alte della classifica.

Una situazione critica si evidenzia invece nelle regioni meridionali. Sono ben 6 le regioni italiane che si trovano in posizioni molto basse: Puglia (177°posizione), Sicilia (179°), Basilicata (184°), Campania (187°), Abruzzo (189°) e Calabria che posizionandosi 191esima, è la terzultima regione nella classifica generale.

Purtroppo, una macchina amministrativa inefficiente, caratterizzata da scarsa trasparenza, troppa burocrazia e ritardi, si ripercuote negativamente sui cittadini e sulle imprese. In particolar modo sono quelle di piccole dimensioni ad avere la peggio, perchè spesso si trovano a dover affrontare spese aggiuntive per pagare consulenti privati che risolvano i troppi cavilli burocratici.

Per incentivare lo sviluppo e la competitività del nostro Paese, non c’è altra strada che rendere più efficiente la pubblica amministrazione italiana.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Economia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con una tesi in Finanza Aziendale Internazionale. Successivamente ha conseguito un master di II livello in “Concorrenza, economia della regolamentazione e della valutazione”, presso la medesima università.

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