Ecco come la blockchain assicurerà la protezione digitale del copyright

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Domenico Salerno

Uno degli argomenti di discussione più spinosi nell’ultimo periodo è senza dubbio la riforma delle norme che tutelano il copyright. Nell’era di Internet è diventato sempre più difficile impedire la diffusione di contenuti protetti da diritto d’autore. Con l’uso diffuso dei social media il problema si è ulteriormente aggravato. Il dibattito vede contrapposti i titolari dei diritti, che cercano di salvaguardare i propri interessi, e i sostenitori della libertà della rete.

Qualche giorno fa il Parlamento europeo ha approvato una direttiva con lo scopo di risolvere il problema e conferire maggiori responsabilità alle piattaforme su cui i contenuti vengono divulgati. Risulta comunque difficile pensare che questo provvedimento riesca ad arginare definitivamente la pirateria digitale. Una possibile soluzione al problema potrebbe arrivare ancora una volta dalle tecnologie basate sulla “catena a blocchi”. La blockchain è un database decentralizzato e criptato secondo precise regole di sicurezza. E’ simile a un libro mastro digitale che può essere modificato da chiunque faccia parte della rete, ma solo con il consenso di tutti i partecipanti. Una volta che un’operazione viene effettuata e confermata dagli altri utenti, diventa immutabile e consultabile da chiunque e in qualsiasi momento. Tali caratteristiche rendono questa tecnologia estremamente appetibile ai creatori di contenuti originali. Attraverso la blockchain, i proprietari dei diritti sarebbero in grado di tenere traccia di tutte le operazioni effettuate sui contenuti protetti e potrebbero gestire l’elenco di utilizzatori autorizzati in completa autonomia senza doversi affidare a una terza parte.

Una dimostrazione dell’appetibilità di questa tecnologia da parte delle grandi aziende del settore è stata data da Spotify. La multinazionale, leader nello streaming musicale, ha acquistato una start-up chiamata Mediachain Labs che ha sviluppato un database decentralizzato di contenuti multimediali e un motore automatico di attribuzione. Quando il sistema riconosce l’utilizzo di un contenuto registrato sulla piattaforma, remunera automaticamente il proprietario del diritto con una criptovaluta dedicata. Un’altra piattaforma molto interessante è Monegraph che, oltre a consentire a chiunque di registrare i propri lavori creativi sulla blockchain di Bitcoin, offre una serie di servizi aggiuntivi che permette agli utilizzatori di non doversi affidare a intermediari nella gestione della vendita delle licenze. Tramite questo sistema, infatti, il titolare dei diritti può fissare liberamente i prezzi e le condizioni e, allo stesso tempo, ricevere i pagamenti.

L’Italia è uno dei Paesi dove la pirateria è più diffusa e questo ha fatto sì che si sviluppassero numerose piattaforme dedicate alla protezione digitale del copyright. Una di queste è CreativitySafe che permette di attribuire una data certa alle creazioni originali registrate e di redigere un “Dossier prova d’autore” in grado di dimostrare la titolarità dell’opera. Molto interessante è anche il caso di Soundreef, una società fondata a Londra da due italiani, Davide D’Atri e Francesco Danieli, che opera come gestore indipendente dei diritti d’autore in campo musicale a livello globale. Soundreef gestisce i diritti di 35.000 autori (17.400 sono italiani) e ha recentemente deciso di applicare la tecnologia blockchain ai propri sistemi.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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