Lombardia, il bilancio energetico della regione secondo i dati dell’Osservatorio I-Com sui territori

Articolo
Giulia Palocci
Lombardia

La produzione di energia elettrica in Lombardia nel 2017 si è attestata a oltre 46.700 GWh (Gigawattora): il 93% è prodotto da operatori del mercato elettrico mentre la restante parte rientra nel regime di autoproduzione. Sono questi alcuni dei dati contenuti nel rapporto dell’Istituto per la Competitività (I-Com) dal titolo “#TavoloLombardia19. Ambiente e territorio, quale modello di sviluppo?”, curato dal presidente dell’istituto Stefano da Empoli e dal direttore dell’area Istituzioni Gianluca Sgueo (su Formiche.net le foto dell’evento di presentazione del paper, sul sito dell’Agenzia Dire le video-interviste e i commenti dei protagonisti e su Milano Today alcuni dei dati più interessanti della ricerca). Dallo studio emerge l’importante ruolo ricoperto in Lombardia delle fonti termoelettriche tradizionali, dalle quali proviene il 75% dell’energia regionale. Il 61%, invece, è originato dal gas naturale. Più basso invece l’apporto dell’energia idroelettrica con il 19% e del fotovoltaico che contribuisce per il 5% alla produzione dell’intera regione.

Secondo il rapporto, a trainare la classifica delle province lombarde sono Mantova e Pavia che contribuiscono rispettivamente per il 23,5 e il 20% alla produzione regionale totale. Seguono Lodi, Milano, Sondrio e Brescia. Mentre pesano in maniera decisamente inferiore i contributi delle città di Como e Lecco, con meno di 1.000 GWh ciascuna. Sorprende invece che a proposito delle cosiddette energie verdi la più virtuosa sia la provincia di Sondrio, che concorre alla produzione regionale con il 30% derivante da fonti rinnovabili, per la maggior parte idriche. L’intera quantità di energia prodotta nella regione soddisfa circa il 68% della domanda e il 70% dei consumi. Il rapporto inoltre evidenzia come il gap tra produzione regionale e domanda di energia elettrica sia andato ad ampliarsi negli ultimi dieci anni. Il divario è colmato dalle importazioni dall’estero che pesano per il 29% sulla domanda, mentre una percentuale di poco superiore è destinata ai consumi.

Un’attenzione particolare è dedicata proprio alle modalità di impiego dell’energia in Lombardia: il 49% è destinato al settore industriale, a riprova della vocazione manifatturiera della regione. Nello specifico, sono l’industria siderurgica (23,7%), meccanica (22,9%) e chimica (12%) quelle che hanno registrato il più alto livello di sfruttamento energetico. Segue il settore terziario, i cui consumi pesano per il 33% sul totale regionale: di questi, oltre il 20% è riconducibile alle attività commerciali mentre il resto è diviso tra i trasporti e i settori del turismo e della ristorazione. Infine il 17% dell’energia prodotta è a esclusivo uso domestico mentre il restante 1% è impiegato nel comparto agricolo. A livello provinciale, lo studio sottolinea come il trend dei consumi segua il modello delle dimensioni demografiche delle città lombarde. Milano guida la classifica dei consumi: ben il 25,4% dell’energia elettrica regionale prodotta è impiegata solo nel capoluogo. Poi, in ordine, Brescia (19,5%), Bergamo (12,3%), Varese (7,6%) e Cremona (6,8%). Consumano meno invece Lodi e Sondrio.

Infine il rapporto si concentra sulla quantità di gas naturale prelevato dalla rete di distribuzione a livello provinciale. Cremona domina la classifica, seguita da Como e dalla provincia di Monza e Brianza, con poco più di mille metri cubi per abitante. Ultima invece Sondrio, con circa 280 metri cubi pro capite. In generale, la media regionale si attesta a circa 860 metri cubi.

Ufficio stampa e Comunicazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nata a Roma nel 1992, Giulia Palocci si è laureata con il voto di 110 e lode in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’università Luiss Guido Carli con una tesi sul contrasto al finanziamento del terrorismo nei Paesi del Sud-est asiatico.

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