Export extra Ue, il peggio è passato?

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Domenico Salerno
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Il 25 giugno l’Istat ha rilasciato gli ultimi dati sul commercio extra UE relativi al mese di maggio che, grazie all’attenuarsi dell’emergenza, dipingono finalmente una situazione in lieve ripresa. L’Italia è storicamente uno dei principali Paesi esportatori al mondo, il made in Italy è infatti considerato, in maniera pressoché unanime, sinonimo di qualità, soprattutto nei settori della meccanica, della moda, della farmaceutica e del food and beverage. L’export ha un peso enorme sul nostro prodotto interno lordo (32%, dati Ocse 2019), per questo motivo il rallentamento dei traffici causato dalla pandemia di Covid-19 rischia di avere conseguenze devastanti sul nostro Paese. Ma

Eppure, quest’anno è iniziato nel migliore dei modi sul fronte delle esportazioni. A gennaio l’Istituto nazionale di statistica aveva registrato un aumento dei traffici in uscita dall’Ue del 4,4% su base annua, con prestazioni particolarmente positive per i prodotti energetici (+24,5%) e per i beni strumentali (+10,1%). I Paesi in cui si è osservata la maggiore crescita della domanda di beni italiani su base annua sono stati la Turchia (+35,1%), il Giappone (+33,1%), e gli Stati Uniti (+9,5%).

A partire dal mese di febbraio i mercati internazionali hanno invece cominciato a subire gli effetti dell’esplosione dell’emergenza in Asia e, in particolar modo, della chiusura della Cina. Il nostro export extra Ue, nonostante le tensioni globali, è però riuscito a conservare un trend positivo anche nel secondo mese dell’anno facendo registrare un +0,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il crollo vero delle esportazioni è cominciato, come prevedibile, dal mese di marzo, periodo in cui l’Istat ha stimato una riduzione dei traffici verso l’esterno del 13,9%.

Aprile è stato disastroso per i nostri commerci extra Ue: in questo periodo si è registrato un calo su base annua del 44,2%. Il crollo delle esportazioni ha interessato in maniera indiscriminata tutti i settori anche se quelli che hanno subito l’impatto più duro sono stati i beni di consumo durevoli (-83,5%) e i beni strumentali (-56,4%).

Il mese di maggio segna finalmente l’uscita dal periodo più buio dell’emergenza grazie ad un aumento congiunturale delle esportazioni del 37,6%. La flessione su base annua resta ancora marcata (-31%) ma in netta diminuzione rispetto a quanto registrato nel mese precedente. Il forte incremento su base mensile dell’export ha interessato principalmente i beni di consumo durevoli (+188,9%), i beni strumentali (+62,9%), i beni intermedi (+27,1%) e i beni di consumo non durevoli (+24,9%).

Nel trimestre marzo-maggio 2020 però, nonostante la crescita fatta registrare nell’ultimo mese, la dinamica congiunturale dell’export extra Ue resta ampiamente negativa (-31,5%). Per questo il governo italiano ha inserito nel Decreto Rilancio un nuovo pacchetto di misure a sostegno dell’export e l’internazionalizzazione delle imprese. L’articolo 48 prevede infatti uno stanziamento di 250 milioni per il Fondo di promozione integrata (creato con il decreto Cura Italia) che raggiunge una dotazione complessiva di 400 milioni di euro. Altri 200 milioni andranno invece a finanziare il Fondo rotativo 394-81 (gestito da Simest) che sostiene le imprese italiane che vogliono accedere all’e-commerce o usufruire della consulenza di un Temporary Export Manager (TEM).

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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