Sure, come funziona e perché all’Italia spetterebbe la quota più alta

Articolo
Camilla Palla
SURE

Si chiama “Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency“, meglio conosciuto come Sure, ed è il nuovo strumento di sostegno al lavoro lanciato lo scorso maggio dalla Commissione europea. Di fatto una cassa integrazione volta a mitigare le conseguenze sul piano occupazionale della crisi economica generata dalla pandemia da Covid-19 e delle relative misure restrittive adottate dai governi di tutta Europa.

Sure è stato concepito per fornire assistenza finanziaria per un totale di 100 miliardi di euro sotto forma di prestiti concessi dall’Unione europea agli Stati membri a condizioni favorevoli. I fondi sarebbero indirizzati a coprire i costi connessi all’istituzione o all’estensione di regimi di riduzione dell’orario lavorativo e a favorire allo stesso tempo aziende e lavoratori in difficoltà. Più nel dettaglio, le prime vedrebbero diminuire le loro spese grazie all’abbassamento delle ore lavorate dai propri dipendenti mentre i secondi sarebbero tutelati da un sussidio pubblico al reddito pari al totale delle ore non lavorate.

I regimi di riduzione dell’orario lavorativo hanno svolto un ruolo chiave nell’ammortizzare l’impatto sull’occupazione della pandemia COVID-19”, ha dichiarato il commissario per l’Economia Paolo Gentiloni. Che ha poi sottolineato come “Sure contribuirà a proteggere i lavoratori dalla disoccupazione e a preservare i posti di lavoro e le competenze di cui avremo bisogno con la ripresa delle nostre economie”.

Per avere accesso a Sure, gli Stati membri devono presentare una richiesta formale alla Commissione, a partire dalla quale prende avvio una fase di consultazione bilaterale fra quest’ultima e il Paese richiedente. L’obiettivo del procedimento è valutare l’entità dell’intervento, ossia il suo impatto sulla spesa pubblica, e le condizioni del prestito, quindi l’importo, la durata e le specifiche tecniche. Una volta determinate tali variabili, la Commissione formulerà una proposta di decisione e la sottoporrà al Consiglio europeo, a cui spetta l’approvazione finale.

Allo stato attuale 16 Stati membri, tra cui l’Italia, rientrano fra i destinatari del sostegno finanziario previsto da Sure. La Commissione ha dunque presentato al Consiglio le relative proposte per la concessione dei fondi per un ammontare pari a 87,3 miliardi di euro. Ungheria e Portogallo hanno già presentato richieste formali che sono in fase di valutazione. L’Italia ha invece avviato la procedura lo scorso 8 agosto, attraverso la lettera di richiesta firmata dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e quello del Lavoro Nunzia Catalfo. A questo riguardo, lo scorso 24 agosto la Commissione presieduta da Ursula von der Leyen ha avanzato la sua proposta al Consiglio Ue in base alla quale al nostro Paese spetterebbero 27,4 miliardi di euro, la quota più alta. Tra gli altri Stati membri figurano anche la Spagna con 21,3 miliardi di euro e il Belgio con 7,8.

SURE è un chiaro simbolo di solidarietà di fronte a una crisi senza precedenti”, ha commentato Von der Leyen. “Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per preservare posti di lavoro e mezzi di sussistenza. L’Europa conferma l’impegno a proteggere i suoi cittadini“.

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