Il World Energy Outlook 2020 e gli scenari del sistema energetico

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Michele Masulli
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L’impatto del Covid-19 sul settore energetico e le prospettive per una transizione sostenibile accelerata: sono questi i temi principali di cui si occupa l’International Energy Agency (IEA) nel World Energy Outlook (WEO) 2020, pietra miliare dell’analisi sugli scenari energetici globali. Si tratta di argomenti interrelati e, almeno nel breve termine, sottoposti a notevole incertezza, in particolare per via del prolungarsi della pandemia e della sua gravità, delle conseguenze economiche e della misura in cui i programmi per la trasformazione sostenibile saranno integrati nelle strategie di ripresa.

Nell’immediato la stima aggiornata degli effetti della crisi Covid-19 sul sistema energetico mostra, secondo l’IEA, un calo del 5% della domanda globale di energia nel 2020, del 7% delle emissioni di CO2 legate all’energia e del 18% degli investimenti energetici. Si prevede, inoltre, che il consumo di petrolio diminuisca dell’8% nel 2020 e l’utilizzo di carbone del 7%. Le energie rinnovabili, al contrario, risultano meno colpite dalle implicazioni della crisi. Sulla scorta dello scenario a politiche assunte e immaginando che la pandemia venga riportata sotto controllo nel 2021, la domanda globale di energia tornerebbe ai livelli pre-crisi all’inizio del 2023. Ciononostante, si registrerebbero tendenze molto differenti tra le fonti di energia.

Le fonti rinnovabili, infatti, soddisferebbero il 90% della consistente crescita della domanda globale di energia elettrica fino al 2040, trainata dalla diffusione del solare fotovoltaico, mentre il ricorso al carbone non tornerebbe più sui livelli precedenti alla crisi: si stima che, entro il 2040, l’incidenza del carbone nella domanda globale di energia scenderà al di sotto del 20% per la prima volta nella storia moderna dell’energia. Se, invece, si ipotizza che la pandemia si protragga e che, quindi, anche le implicazioni per le prospettive dell’economia siano più durature, la domanda globale di energia si porterebbe sui livelli pre-crisi soltanto nel 2025.

La curva della domanda di petrolio si appiattirebbe al di sotto dei 100 milioni di barili al giorno (circa 4 mb/g in meno rispetto allo scenario per cui si ritorni ai consumi pre-crisi nel 2021), ma senza tuttavia raggiungere un livello di picco. Il rimbalzo delle emissioni di CO2 sarà più lento rispetto a quello sperimentato a seguito della crisi del 2008-2009, ma la tendenza alla crescita delle emissioni permane, chiaramente su un sentiero inferiore nel caso in cui la pandemia si prolunghi, non a causa di trasformazioni nelle modalità di produzione e consumo dell’energia quindi, ma per la riduzione del ritmo dell’attività economica.

Il ritardo nei tempi di ripresa dalla crisi pandemica, inoltre, soprattutto per i Paesi in via di sviluppo, avrebbe l’effetto di drenare risorse dagli investimenti per la decarbonizzazione e l’efficienza energetica. Al contrario, il conseguimento degli obiettivi di sostenibilità, su tutti quelli previsti dagli Accordi di Parigi, richiede una mole cospicua di investimenti a sostegno della transizione energetica. In particolare, dovrebbe registrarsi un’impennata nei prossimi dieci anni di investimenti in tecnologie per le fonti rinnovabili, tali da rendere il 2019 l’anno di picco delle emissioni globali di CO2.

In questo caso, già nel 2030 le emissioni di CO2 sarebbero quasi 10 Gt inferiori rispetto allo scenario a politiche assunte. A maggior ragione, l’obiettivo di neutralità climatica al 2050, che l’Unione europea ha reso vincolante con la European Climate Law e a cui un numero crescente di Stati e aziende si sta allineando, presuppone uno sforzo di policy e di investimenti in capacità, infrastrutture e tecnologie rinnovabili ancora superiore.

Per fare alcuni esempi, per portare a zero le emissioni nette al 2050, sarebbe necessaria una capacità media annuale addizionale di fonti rinnovabili pari a 551 GW nel decennio 2020-2030, quando tra il 2010 e il 2019 ci si è fermati a 145 GW all’anno. Similmente, al 2030 la domanda di gas low-carbon dovrebbe attestarsi a 283 Mtoe (165 Mtoe tra biogas e biometano e 118 Mtoe di idrogeno), mentre nel 2019 si limitava a 48 Mtoe tra biogas e biometano. Allo stesso modo, la quota di veicoli elettrici e a celle a combustibile sul totale delle vendite, limitata nel complesso al 2% al 2019, dovrebbe aumentare fino al 52% per i veicoli elettrici e al 6% per i veicoli fuel-cell. Insomma, i progressi da conseguire sono notevoli e il tempo a disposizione si va riducendo.