Data Governance Act, tutte le novità della nuova proposta di regolamento europeo

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Camilla Palla

In linea con la strategia europea per i dati annunciata dalla Commissione europea lo scorso febbraio, è di questa settimana la proposta di un nuovo regolamento relativo alla Data governance. Il regolamento mira a facilitare la condivisione dei dati attraverso la creazione di un vero e proprio mercato unico e sostenere lo sviluppo di nove European Data Spaces in vari settori, dall’industria all’energia, dalla sanità al Green Deal. Il tutto con un chiaro obiettivo: aumentare gli standard di sicurezza e controllo, incrementare la fiducia dei cittadini e delle imprese e offrire e un modello di gestione dei dati alternativo a quello delle principali piattaforme tecnologiche. Per realizzare tale scopo, il regolamento mira a uniformare il quadro normativo vigente in materia di commercializzazione e condivisione dei dati all’interno dell’Unione e tra settore pubblico, privato e intermediari.

Ad oggi il quadro legislativo di riferimento in materia di dati è costituito da tre principali atti legislativi: il General Data Protection Regulation (GDPR), il regolamento sul libero flusso di dati non personali e la direttiva sui dati aperti. Il regolamento sulla governance dei dati è la prima delle iniziative previste dal programma di lavoro della Commissione per il 2021 e sarà integrata dal tanto atteso Data Act, previsto invece per il terzo trimestre del prossimo anno.

Il potenziale economico e sociale dei dati, della loro gestione e condivisione, è enorme e sempre più evidente. Sono considerati il futuro motore dell’economia e dell’industria europea, fondamentali per supportare la ricerca e l’innovazione in una vasta gamma di settori. Il regolamento mira dunque a introdurre una struttura solida che consenta a cittadini, imprese e governi di beneficiarne attraverso certezza delle norme, meccanismi di condivisione, standard tecnici e infrastrutture sicure, per rendere economicamente più efficiente e giuridicamente più solidi la gestione e l’accesso ai dati all’interno dell’Unione europea.

Considerato il ruolo sempre maggiore che i dati hanno nella nostra economia, l’Europa ha bisogno di un mercato unico dei dati aperto, ma sovrano”, ha detto il commissario per il Mercato interno, Thierry Breton. Che ha poi continuato: “Se affiancato dagli investimenti giusti e da infrastrutture essenziali, il regolamento aiuterà l’Europa ad affermarsi come continente leader in materia di dati”.

Attualmente, la cosiddetta data economy pesa sul Pil dell’Unione per il 2,6%. L’accesso a grandi quantità di dati costituisce una risorsa fondamentale per uno slancio nello sviluppo del tessuto economico e industriale europeo. La quantità di dati generati da enti pubblici, imprese e cittadini è in costante crescita ed è destinata a quintuplicare tra il 2018 e il 2025. La loro gestione rientra nella direttiva sugli open data, che però non va a regolare il trattamento di tutti quei dati che non possono essere disponibili in quanto rientrano nella categoria delle informazioni personali.

Per garantire che questa mole enorme di dati possa essere sfruttata nel pieno rispetto dei valori e principi fondamentali dell’Ue, il regolamento introduce un nuovo meccanismo di gestione basato sulla neutralità e sulla trasparenza degli intermediari – o brokers – che svolgeranno per l’appunto un ruolo meramente imparziale. Il loro compito, svolto sotto il controllo da parte delle autorità competenti, sarà quello di riunire e riorganizzare i dati neutralmente. Inoltre, dovranno essere inseriti in un registro ufficiale di cui la Commissione sarà garante.

In tal senso va intesa la creazione degli spazi europei dei dati, vere e proprie infrastrutture fondate su un solido meccanismo di governance che consenta lo scambio e l’uso reciproco delle informazioni in nove settori strategici: salute, ambiente, energia, agricoltura, mobilità, finanze, industria manifatturiera, pubblica amministrazione e competenze. Due miliardi di euro saranno dedicati allo sviluppo di tali infrastrutture e rientreranno nei programmi Digital Europe e Connecting Europe Facility.

Tutti dovranno poter beneficiare di tale nuovo strumento. Per i cittadini sarà più facile esprimere il consenso sull’uso dei dati che li riguardano, le imprese potranno sperimentare una riduzione significativa dei costi relativi ad acquisizione, integrazione e trattamento dei dati, oltre a minori ostacoli all’accesso ai mercati e alla riduzione dei tempi di commercializzazione per nuovi prodotti e servizi.

Gli Stati membri dovranno munirsi degli strumenti tecnici per garantire il pieno rispetto della privacy e della riservatezza, quali l’anonimizzazione o l’elaborazione dei dati in infrastrutture dedicate, gestite e controllate dal settore pubblico. Ogni volta che i dati saranno trasferiti a un nuovo utente, appositi meccanismi garantiranno il rispetto del regolamento generale e tuteleranno la riservatezza commerciale dei dati.

Infine, il regolamento suggerisce la creazione di un gruppo di esperti, il Comitato europeo per l’innovazione nel campo dei dati, che favorisca e faciliti la condivisione di best practices da parte delle pubbliche amministrazioni e degli intermediari coinvolti.

Qui l’output report dal titolo “The European way to data economy. Taking stock and looking aheaddell’Istituto per la Competitività (I-Com).

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