Distretti life sciences: un’antica ricetta per nuove sfide


Angela Zanoni
Life sciences

I distretti industriali sono attori di primo piano nella storia economica italiana. La peculiarità dell’interazione distrettuale, basata su criteri di prossimità fisica, culturale e relazionale ha costituito un vantaggio competitivo per il nostro paese anche dopo il miracolo economico del secondo dopoguerra.

La chiave del successo è la socializzazione delle informazioni, dei processi di apprendimento e del rischio a queste connesso. Numerosi studi hanno indagato a questa dinamica, che ha il potenziale di determinare un altissimo grado di specializzazione tra gli attori della filiera. In virtù di una diffusione di conoscenze basata sul rapporto di fiducia interpersonale, il distretto diventa un luogo di dinamismo e di alto contenuto tecnologico.

Secondo un rapporto diffuso dalla Commissione Europea nel 2019, i distretti sono attori centrali della trasformazione industriale dell’Unione. Tra i comparti in cui la collaborazione cross-settoriale è più proficua sono annoverati il settore biofarmaceutico e quello delle tecnologie mediche. I due settori insieme costituiscono le scienze della vita.

In Italia, la collaborazione nella forma di distretti life sciences non è una novità. Tuttavia, è recente la sensibilità politica nei confronti degli attori regionali che ne costituiscono il cuore pulsante.

Nel 2012 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha costituito ALISEI, il cluster tecnologico nazionale dedicato alle scienze avanzate della vita. ALISEI si propone di fare da catalizzatore tra sistema industriale, sistema della ricerca e istituzioni pubbliche, anche coordinando l’operato delle diverse realtà regionali. Nel Piano Sviluppo e Coesione del Ministero della Salute del 2021, si prefigura la creazione di Hub delle Scienze della Vita, dove far convergere attività di ricerca di base, preclinica e clinica per lo sviluppo di terapie innovative, attraverso il coinvolgimento di attori pubblici e privati.

Queste iniziative hanno il merito di prendere atto di un modello che ha radici profonde nell’ecosistema produttivo del paese e che ha, anche in campo medico, condotto a risultati positivi. Qui di seguito sono menzionati i centri tecnologici, anima dei distretti life sciences regionale, più vivaci della penisola e le loro principali attività.

Cluster life science in Italia

Lo Human Technolopole di Milano combina attività di ricerca di base con la ricerca traslazionale, portata avanti in collaborazione con organizzazioni esterne, inclusi partner industriali genomica. Le aree di ricerca definite dalla strategia di ricerca dei prossimi anni sono la neurogenomica, la biologia strutturale e la biologia computazionale. Inoltre, è previsto un focus su sanità pubblica e sistemi sanitari in collaborazione con l’Health Data Science Centre, istituito in collaborazione con il Politecnico di Milano.

Nel Milano Innovation District (MIND) si adotta una prospettiva One Health, volta a tutelare salute umana, animale e ambientale al contempo. Le soluzioni elaborate all’interno del MIND, anche grazie alla sinergia con aziende e startup dell’area, trovano applicazione nelle pratiche di cura e prevenzione dell’IRCCS Galeazzi.

L’OpenZone- Science Oxygen Business è un centro a capitale privato orientato all’open innovation. Il centro si propone di fornire agli “zoner” accesso privilegiato a spazi e capitali necessari alle loro attività di innovazione. Il centro coinvolge diverse realtà di eccellenza in ambito di biotecnologie, medicina genica e di precisione, diagnosi precoce, ricerca oncologica ed e-medicine.

Il BioIndustry Park a Torino offre spazi e consulenza strategica per lo sviluppo di imprese nel settore life science. Il parco è gestore del Polo di Innovazione regionale sulle scienze della vita e di Salute bioPmed, che riunisce circa 400 soggetti tra imprese, centri di ricerca, università, fondazioni e operatori del mondo sanitario e guida gli attori coinvolti verso strategie di innovazione condivise. Tra le attività del parco figurano MAGIA – Medtech Alliance for Global Internationalisation, una collaborazione tra cluster europei interessati a espandere i loro mercati, specialmente in Cina e negli USA, e la Factory EVOLUTIO START UP per l’incoraggiamento di attività innovative nel settore life science, in collaborazione anche con il CNR.

Il Great Campus di Genova è il più grande parco scientifico-tecnologico d’Italia. Esso è il fulcro di un fruttuoso ambiente innovativo specializzato in automazione, robotica e tecnologie biomedicali. Il parco ospita sia la scuola politecnica dell’Università di Genova che varie aziende high-tech, con l’obiettivo di favorire la nascita di spin-off specializzati.

Il Distretto Biomedicale mirandolese si trova al centro di un’area ad alta specializzazione delimitata dagli atenei di Modena, Reggio-Emilia, Bologna e Verona, che conta 5000 addetti nel settore life sciences. Il capitale relazionale del distretto ha origini negli anni ’80, quando le attività dominanti erano quelle agroalimentare, tessile e metallurgica. Nel corso degli anni la stretta collaborazione di filiera si è mantenuta, ma la specializzazione si è spostata verso un’ampia gamma di tecnologie biomedicali.

L’Area Science Park di Trieste accoglie il sistema Argo, che incoraggia le innovazioni in campo scienze della vita mettendo a disposizione in modalità openlab strumentazioni difficilmente replicabili. Inoltre, promuove la socializzazione di competenze scientifiche avanzate per la realizzazione di attività sperimentali tramite la costituzione di specifiche “Piattaforme R&S”. Tra i temi di maggiore interesse ci sono la biologia molecolare, la valutazione del rischio di frattura derivante da osteoporosi e lo sviluppo di dispositivi diagnostici di tipo Point of Care.

Il Toscana Life Sciences di Siena è gestito da un’organizzazione no profit ed è sia gestore del Distretto Toscano Scienze della Vita che coordinatore del progetto “Toscana Pharma and Device Valley”. Il centro concentra l’attività di ricerca sulle scienze della vita e delle malattie orfane e ospita un “bioincubatore” per nuove imprese (start-up e spin-off). Dal 2007, i soggetti coinvolti nella attività del parco hanno ottenuto 57 brevetti.

Il Tecnopolo a Roma è una società per azioni nata negli anni ’90. La Camera di Commercio di Roma è azionaria di maggioranza, ma partecipano anche ACEA, AMA, ATAC, la Regione Lazio, la Città metropolitana di Roma Capitale e ENEA. Il centro ha due sedi, una a Tiburtino e una a Castel Romano. Tra le dieci aree di ricerca, compaiono anche le life sciences. Il Tecnopolo si propone di riunire imprese affini e di coinvolgerle in attività di formazione e networking finalizzate a svolgerne il potenziale innovativo.

HI Napoli è l’ hub dedicato alle Tecnologie Mediche presso il Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati (CeSMA) del Complesso Universitario San Giovanni a Teduccio. Il centro è nato dalla collaborazione tra Università Federico II di Napoli e Medtronic Italia, per promuovere l’innovazione e la crescita nel settore healthcare in Italia, anche coinvolgendo giovani professionisti nella creazione di imprese innovative.

Il Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia coordina, oltre a numerose attività in ambito agroalimentare, ambientale, culturale e (bio-)tecnologico, la creazione di un Distretto Biomedico regionale che coinvolge 51 soggetti tra imprese, centri di ricerca e parchi scientifici. La sede di Catania ospita diverse realtà di ricerca su vaccini e nuovi farmaci.

Lo spirito di collaborazione all’interno dei distretti life science permette di valorizzare le competenze tecnologiche e il know-how in ambito medico e biofarmaceutico presenti in Italia. Non solo: ancora una volta, le economie di distretto possono dettare le sorti della creatività italiana sui mercati globali.