- Presentato oggi il rapporto annuale “Tra le reti della competitività. Semplificazioni, sostenibilità e innovazione per la crescita del sistema Paese” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e Join Group Business Advisory nell’ambito del progetto Futur#Lab, con la partnership di Ericsson, FiberCop, INWIT, Open Fiber, Unidata e WindTre.
- Le Telco stanno evolvendo verso il modello TechCo, integrando servizi digitali, software, cloud e intelligenza artificiale: a livello globale, circa il 75% delle aziende del comparto ha già intrapreso questo percorso di trasformazione. In Europa il 40% utilizza soluzioni di intelligenza artificiale e il 70% servizi cloud.
- Nel 2024 i ricavi del settore mobile restano concentrati nei grandi mercati: l’Italia è terza in UE con 9,6 miliardi di euro. Gli investimenti in 5G raggiungono 599 milioni, ma con un’incidenza ancora limitata sui ricavi (6%).
- A livello italiano, il 71% delle imprese Telco considera fondamentali i meccanismi di sostegno pubblico (incentivi, agevolazioni, finanziamenti) per accompagnare la digitalizzazione.
- Inoltre, è fondamentale riconoscere il ruolo delle infrastrutture digitali quali fattori abilitanti delle tecnologie e della connettività tra persone e oggetti, attraverso soluzioni innovative a beneficio degli operatori e delle comunità. Si tratta di asset strategici — quali le torri per le telecomunicazioni mobili, small cell e sistemi DAS (Distributed Antenna System) per l’abilitazione della connettività indoor — che devono essere adeguatamente valorizzati e salvaguardati.
- Il 21 gennaio è stata pubblicata dalla Commissione la proposta di Digital Networks Act (DNA) che, partendo da ambizioni altissime, è poi giunta a un’evoluzione piuttosto che a una rivoluzione.
- I-Com ha effettuato per il secondo anno l’analisi sulle semplificazioni normative con l’obiettivo di valutare l’effettivo miglioramento dei processi burocratici e delle tempistiche autorizzative. A livello locale si registrano miglioramenti, ma le tempistiche restano elevate: per le infrastrutture fisse servono almeno tre mesi per autorizzazioni a scavi e riutilizzo dei cavidotti; per il mobile gli iter durano in media 144 giorni.
- Dall’indagine I-Com sulla domanda di connettività emerge che il 69% dei consumatori non è disposto a pagare di più per connessioni più performanti (FTTH e 5G).
- L’analisi effettuata da Join Group e I-Com evidenzia come l’energia sia un asset strategico per l’80% delle Telco. Tuttavia, permangono criticità legate a costi elevati, incentivi insufficienti, complessità normativa e vincoli autorizzativi.
- La ricetta per il settore è chiara: misure di sostegno, una politica industriale favorevole al cambiamento e un quadro normativo che premi chi investe e innova.
Roma, 29 gennaio 2026 – Il settore delle telecomunicazioni è al centro di una profonda trasformazione strutturale. Il modello tradizionale delle Telco, fondato sulla sola fornitura di connettività, mostra oggi evidenti limiti: ricavi globali stagnanti, prezzi troppo bassi, costi operativi elevati e crescenti investimenti in reti 5G, fibra e infrastrutture IT impongono un ripensamento radicale delle strategie industriali. In tale scenario, intelligenza artificiale e cloud computing emergono come i principali abilitatori del cambiamento. Di fronte a queste dinamiche, il comparto sta avviando la transizione verso il modello TechCo: operatori capaci di integrare connettività, piattaforme cloud, soluzioni software e servizi digitali avanzati. Il 75% delle Telco a livello globale ha già intrapreso questo percorso, sebbene permangano criticità legate a competenze, architetture cloud-native e partnership tecnologiche.
È quanto emerge dal rapporto annuale dal titolo “Tra le reti della competitività. Semplificazioni, sostenibilità e innovazione per la crescita del sistema Paese” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e Join Group Business Advisory nell’ambito di Futur#Lab, progetto svolto con la partnership di Ericsson, FiberCop, INWIT, Open Fiber, Unidata e WindTre, presentato oggi nel corso di un convegno pubblico al quale hanno partecipato esperti della materia, rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e delle aziende.
L’IA è considerata un imperativo strategico: nel mondo il 54% dei dirigenti Telco prevede un suo impatto significativo sui ricavi nei prossimi tre anni, mentre l’84% sostiene fortemente nuovi investimenti. L’ottimizzazione delle reti 5G, l’automazione dei processi operativi e la personalizzazione dei servizi rappresentano i principali ambiti di applicazione, mentre il cloud è l’infrastruttura abilitante di questa trasformazione, con una spesa globale delle aziende del settore destinata a crescere da 17,4 a 24,8 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2030.
Anche nel contesto europeo, intelligenza artificiale e cloud computing si confermano un pilastro fondamentale per la competitività digitale. Gli investimenti in IA risultano in forte crescita con Lituania, Grecia e Austria in testa, mentre l’Eurostat rileva che il 40% delle imprese del settore ha adottato almeno una tecnologia di IA. Il cloud viene utilizzato dal 70% delle imprese, con una domanda orientata prevalentemente verso servizi avanzati.
Sul fronte dei ricavi del mercato mobile, la concentrazione resta elevata. La Germania guida con 19,6 miliardi di euro, seguita dalla Francia (14,7 miliardi). L’Italia, a 9,6 miliardi, si conferma il terzo mercato dell’Unione Europea, davanti alla Spagna. In termini di investimenti 5G, nel 2024 Francia e Germania risultano i principali driver, con valori superiori a 1,7 miliardi di euro, seguite dalla Spagna con oltre 1,4 miliardi. L’Italia si colloca al quarto posto con 599 milioni di euro, confermandosi comunque tra i Paesi più attivi nel rafforzamento delle infrastrutture di rete.
Per quanto riguarda le reti fisse, l’Italia presenta una copertura NGA molto elevata (98,8%), che la colloca al sesto posto in ambito UE. Diversa la situazione sul fronte delle VHCN, dove il Paese scende al quartultimo posto con una copertura del 70,7%, rimanendo indietro rispetto alle altre principali economie europee. Sul 5G, invece, gli operatori italiani dichiarano una copertura complessiva del 99,5% (standalone e non-standalone) della popolazione, il quinto valore più alto in Europa e superiore sia alla media UE (94,3%) sia a quella di Germania (99,1%) e Francia (94,3%). L’Italia si distingue anche per il numero di stazioni radio base 5G operative, pari a 30.546, quarto dato più elevato nell’Unione. Nonostante ciò, dall’ultima mappatura Infratel non si nota alcuna intenzione da parte degli operatori di estendere la copertura 5G standalone sull’intero territorio nazionale nel triennio 2024-2026.
Guardando al biennio 2025-2026, le telco italiane prevedono un deciso incremento degli investimenti, con un focus crescente su cybersecurity (81%), formazione informatica (73%) e tecnologie di intelligenza artificiale, il cui peso è destinato a più che raddoppiare (dal 19% al 44%). Centrale risulta anche il ruolo degli strumenti pubblici di sostegno: incentivi, agevolazioni e finanziamenti sono indicati dal 71% degli operatori come fattori chiave per accompagnare i processi di digitalizzazione. Parallelamente, si afferma con forza il tema delle competenze: il 66% delle telco considera prioritario l’aggiornamento delle skill interne, mentre il 54% segnala la necessità di inserire nuove figure specializzate. La ricetta per la transizione da Telco a TechCo è chiara: misure di sostegno, una politica industriale favorevole al cambiamento e un quadro normativo che premi chi investe e innova.
In mancanza di strumenti specificamente orientati a favorire la trasformazione, come ad esempio la mancanza di una solida rete di infrastrutture digitali (es. pali, torri, tralicci, impianti per la copertura di rete mobile indoor) a servizio dei servizi degli operatori, molte Telco rischierebbero di non riuscire a sostenere la velocità del cambiamento e di compromettere il loro ruolo in un’economia sempre più digitale, data-driven e basata sull’intelligenza artificiale.
In questo contesto, è fondamentale quindi, riconoscere il ruolo delle infrastrutture digitali quali fattori abilitanti delle tecnologie e della connettività tra persone e oggetti, attraverso soluzioni innovative a beneficio degli operatori e delle comunità. La separazione tra infrastruttura e servizio ha generato significativi benefici economici per il sistema e per gli operatori, grazie a un modello fondato sulla condivisione delle infrastrutture. Si tratta dunque, di asset strategici devono essere adeguatamente valorizzati e salvaguardati.
Il 21 gennaio è stata pubblicata dalla Commissione la proposta di Digital Networks Act (DNA) che, partendo da ambizioni altissime, è poi giunta a un’evoluzione piuttosto che a una rivoluzione (ciò ha probabilmente concorso a confermare la scelta del regolamento in luogo della direttiva richiesta da vari Stati, tra cui l’Italia). Certamente non mancano le novità che costituiranno oggetto di confronto in Consiglio e Parlamento europeo, così come nel corso del successivo trilogo. In particolare, la gestione centralizzata dello spettro satellitare e il potere di blocco di misure nazionali relative alla gestione delle frequenze da parte della Commissione mette in discussione un principio che fino ad oggi era granitico, ossia la competenza nazionale sulla gestione di una risorsa scarsa e strategica come lo spettro frequenziale.
Per comprendere lo stato applicativo delle semplificazioni normative, l’Istituto per la Competitività (I-Com) ha effettuato per il secondo anno un’analisi sul recepimento e l’applicazione della disciplina nazionale in materia di infrastrutture di connettività, con l’obiettivo di comprendere se, a seguito dei vari interventi, si sono ravvisati miglioramenti nella gestione dei processi burocratici e nelle tempistiche degli iter autorizzativi. Nonostante gli interventi introdotti negli ultimi anni, la gestione dei processi burocratici e le tempistiche degli iter autorizzativi continuino a rappresentare una criticità rilevante per lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione. In particolare, per le infrastrutture di rete fissa sono necessari almeno tre mesi per ottenere le autorizzazioni relative all’utilizzo dei cavidotti dell’illuminazione pubblica da parte delle telco e agli scavi in tutte le macroaree del Paese. Ancora più complessa la situazione per le reti mobili, per le quali i tempi medi raggiungono i 144 giorni.
Sarebbe quindi opportuno individuare a livello centrale, di concerto con gli enti locali, misure e azioni concrete per accelerare l’iter, a partire da un piano che punti fortemente sulle competenze, nonché su linee guida applicative e strumenti di monitoraggio. Parallelamente, andrebbero disegnate misure atte ad incentivare – ed obbligare ove necessario – le amministrazioni che, pur avendo le competenze e le risorse necessarie, non agiscono in maniera tempestiva o si oppongono all’installazione di infrastrutture alimentando ingiustificatamente un contenzioso che rallenta il raggiungimento degli obiettivi europei e nazionali.
I-Com ha inoltre riproposto un’indagine sulla domanda di connettività da parte dei consumatori in Italia e le principali criticità che riscontrano nel passaggio a reti fisse e mobili di ultima generazione. La ricerca, condotta tra luglio 2025 e gennaio 2026, evidenzia una richiesta ancora debole di servizi ultra-performanti. Tra coloro che hanno dichiarato di non disporre di una connessione di rete fissa, oltre due consumatori su tre affermano di non averne bisogno poiché già provvisti di una rete mobile in grado di soddisfare appieno le proprie esigenze di connessione. Tra chi non utilizza la fibra FTTH, il 41% segnala l’assenza dell’infrastruttura nella propria area, mentre il 29% si dichiara già soddisfatto della connessione disponibile. Anche sul mobile, il 40% degli utenti 4G non ha mai considerato il passaggio al 5G, Questo potrebbe dipendere dalla mancanza di una killer application che mostri all’utente medio un chiaro beneficio nel passare ad una rete di quinta generazione. A supporto di questa tesi, va sottolineato come il 25% di chi non ha ancora effettuato questo passaggio, ha affermato che passerebbe al 5G se fosse disponibile una maggiore offerta di servizi altamente innovativi. Resta marginale, e in calo, la quota di utenti che associa il 5G a possibili rischi per la salute.
Il rapporto dedica anche spazio alla convergenza tra Telco ed energia. Entro il 2030, il consumo globale dei data center è infatti destinato a raddoppiare e in Italia la concentrazione di queste infrastrutture pone nuove sfide alla rete elettrica. Nonostante ciò, il settore Telco ha già compiuto progressi significativi in termini di efficienza energetica: tra il 2019 e il 2023, a fronte di un aumento del traffico dati del 20% annuo, i consumi sono cresciuti solamente del 2,8%.
L’indagine effettuata da Join Group e I-Com conferma che l’energia è ormai considerata un asset strategico: il 66,7% degli operatori della Penisola segnala che i costi energetici incidono per oltre il 30% sul Total cost of ownership (TCO) dei data center. In tema, appare strategico promuovere lo sviluppo di norme e standard tecnici (es. CEI, UNI) per la progettazione e gestione di Data Center sostenibili, che includano criteri ambientali e sociali. A tali standard potrebbe essere associata una politica di incentivi che premi gli operatori virtuosi in termini di efficienza, uso di rinnovabili, recupero del calore e integrazione con il territorio.
Cresce inoltre la collaborazione tra Telco ed energy per la diversificazione dei ricavi, il rafforzamento dei profili ESG e lo sviluppo di nuove offerte integrate, sebbene una parte significativa del mercato resti ancora cauta. Il 28,6% degli intervistati ha dichiarato di aver già attivi e sul mercato servizi o bundle integrati che abbracciano entrambe le dimensioni, mentre quasi il 15% afferma di avere in corso di valutazione e sviluppo questa iniziativa.



