La diffusione del cloud computing è oggi uno degli indicatori più immediati del grado di maturità digitale delle imprese. In termini semplici, “migrare in cloud” significa spostare applicazioni, dati e servizi informatici da server interni a infrastrutture esterne accessibili via rete, acquistate come servizio. Per molte aziende non è soltanto un aggiornamento dell’IT, è un cambio di modello che rende più facile adattare rapidamente capacità e risorse, riduce investimenti e costi fissi, semplifica la gestione e rafforza la continuità operativa. Soprattutto, il cloud abilita l’uso di strumenti e applicazioni data-intensive, dalla cybersecurity al lavoro collaborativo, fino ad analytics avanzati e automazione dei processi, che richiedono scalabilità e gestione efficiente dei dati.
Proprio per questo, guardare ai dati sul cloud aiuta a capire se e quanto la trasformazione digitale stia diventando parte integrante dell’organizzazione aziendale. In questo contributo ci concentriamo sulla quota di imprese che acquistano servizi di cloud computing a pagamento, secondo la definizione Eurostat. Nel confronto europeo, l’Italia mostra un posizionamento complessivamente solido: la quota di imprese utilizzatrici è stabilmente superiore alla media dell’Unione europea e la dinamica osservata suggerisce che il cloud sia ormai una componente strutturale dei processi aziendali. Alla luce di queste evidenze, l’analisi può essere letta attraverso due domande semplici: qual è la posizione dell’Italia rispetto al resto d’Europa? E come si distribuisce l’adozione del cloud nel tessuto produttivo italiano?
UN POSIZIONAMENTO SOLIDO DELL’ITALIA NEL CONFRONTO EUROPEO
Il primo punto da mettere a fuoco è la dinamica nel tempo dell’adozione dei servizi di cloud computing in Italia a confronto con l’Europa (Fig. 1). Tra il 2020 e il 2025, la quota di imprese italiane che utilizza servizi di cloud computing passa dal 59% nel 2020 al 61% nel 2023, fino ad arrivare al 76% nel 2025. Nello stesso periodo, anche la media dell’Unione europea registra un incremento significativo, passando dal 36% al 53%, ma rimanendo stabilmente su livelli inferiori rispetto a quelli italiani.

*Per il 2022 e il 2024 i dati sono stati stimati dal team di I-Com in mancanza di dati ufficiali Eurostat (stima tramite interpolazione sui dati disponibili).
Il messaggio principale non è solo che “si cresce”, ma che il vantaggio relativo si mantiene nel tempo. Nel 2020 la differenza tra Italia e media UE è di 23 punti percentuali (59% contro 36%) e resta di 23 punti anche nel 2025 (76% vs 53%). Questo suggerisce che la performance italiana non sia episodica, ma coerente lungo l’intero periodo osservato: mentre l’Europa nel suo complesso aumenta l’adozione del cloud, l’Italia riesce a restare costantemente sopra la media.
Questo quadro è confermato dalla fotografia del 2025. Confrontando l’Italia con i Paesi europei nello stesso anno (Fig. 2), l’Italia si colloca ai vertici della classifica per diffusione del cloud, seconda solo alla Finlandia, che registra un dato pari al 79%. In Italia, quindi, circa tre imprese su quattro utilizzano servizi cloud a pagamento, mentre nella media europea poco più di una su due.

È un risultato particolarmente significativo se si considera la struttura produttiva italiana, storicamente caratterizzata da una forte presenza di piccole e medie imprese. In molti casi ci si aspetta infatti che la transizione tecnologica sia più rapida dove la scala aziendale è maggiore. Il dato italiano suggerisce invece una diffusione ampia dell’adozione del cloud, capace di intercettare una porzione consistente del tessuto produttivo.
COME SI DIFFONDE IL CLOUD NEL SISTEMA PRODUTTIVO ITALIANO
A questo punto, la domanda naturale diventa: chi sta guidando questa diffusione? E in che modo il cloud viene utilizzato nei diversi settori e tipologie d’impresa?
Per capire davvero cosa significhi essere sopra la media UE, non basta un dato aggregato. Serve guardare più da vicino come si distribuisce l’adozione per dimensione d’impresa, quali settori sono più avanti e, soprattutto, se il cloud viene usato in modo prevalentemente “di servizio” o come infrastruttura più integrata nei processi aziendali.
Confrontando l’Italia e la media dell’Unione europea per classe dimensionale emerge innanzitutto una dinamica comune: l’adozione del cloud computing cresce al crescere della dimensione aziendale (Fig. 3). Nel caso italiano, però, la diffusione è più alta in tutte le classi considerate. Nel 2025, il 74% delle imprese italiane con 10–49 addetti utilizza servizi di cloud computing a pagamento, a fronte del 49% nella media UE. Il vantaggio resta evidente anche tra le imprese di dimensione intermedia, dove l’adozione raggiunge l’85% contro il 67% europeo, e si conferma infine tra le grandi imprese, con una quota pari al 91% rispetto all’85% dell’Unione europea. Il dato relativo alle imprese di minore dimensione è particolarmente significativo perché indica che il buon posizionamento italiano non dipende esclusivamente dalle grandi aziende, che ovunque tendono ad adottare più rapidamente le nuove tecnologie, ma si estende anche alle fasce dimensionali più basse, che rappresentano una componente centrale del sistema produttivo nazionale.

Un quadro analogo emerge dall’analisi per settore di attività economica (Fig. 4). Come prevedibile, i livelli più elevati si registrano nei comparti a maggiore intensità di conoscenza, dove l’utilizzo di infrastrutture digitali è parte integrante dei modelli di business. Nel settore ICT, ad esempio, la quota di imprese che utilizza servizi di cloud computing raggiunge il 90% in Italia, a fronte dell’83% della media europea, mentre nelle attività professionali, scientifiche e tecniche l’adozione si attesta all’85% contro il 67% dell’Unione europea.

L’elemento più rilevante riguarda però i settori tradizionalmente meno associati alla digitalizzazione avanzata. Nel manifatturiero, il cloud è utilizzato dal 76% delle imprese italiane, contro il 54% nella media UE, mentre nelle costruzioni il divario è ancora più marcato, con un’adozione pari al 76% in Italia e al 47% nell’Unione europea. Differenziali significativi emergono anche nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, dove l’Italia registra il 78% contro il 51% europeo, e nei servizi di trasporto e stoccaggio, con il 74% delle imprese italiane utilizzatrici di cloud rispetto al 47% della media UE. Questi numeri indicano che l’adozione del cloud in Italia non si concentra solo nei comparti digitalmente più maturi, ma si estende anche a settori dove la competitività dipende da processi operativi complessi (logistica, gestione ordini, tracciabilità, manutenzione, supply chain, organizzazione del lavoro, servizi ai clienti). In questo senso, la buona posizione italiana sembra poggiare su una diffusione trasversale, non su un unico settore trainante.
Un ulteriore aspetto riguarda la qualità dell’adozione, utile per capire se il cloud venga usato solo per funzioni essenziali o anche per applicazioni più avanzate (Fig. 5). Nel 2025, il 62% delle imprese italiane utilizza servizi cloud di tipo “sofisticato”, contro il 41% nella media UE. Gli utilizzi di base e intermedi risultano invece più contenuti e sostanzialmente allineati al dato europeo. Nel complesso, questi risultati suggeriscono che una quota ampia di imprese italiane non si limita a impiegare il cloud come semplice spazio di archiviazione o come supporto operativo, ma tende a integrarlo in modo più strategico, adottando soluzioni che richiedono maggiore complessità organizzativa e tecnica.

CONCLUSIONI
Nel complesso, il quadro restituito dai dati Eurostat suggerisce che il cloud computing sia diventato una componente ormai consolidata della trasformazione digitale delle imprese italiane. Nel confronto europeo, l’Italia si colloca su livelli elevati e, soprattutto, mostra una diffusione che non appare limitata a pochi segmenti particolarmente avanzati. L’adozione interessa infatti imprese di diverse dimensioni e si riscontra anche in settori tradizionali dell’economia, segnalando un processo di modernizzazione che sta attraversando in modo ampio il sistema produttivo.
In questa prospettiva, il cloud non va letto soltanto come una scelta tecnologica, ma come un’infrastruttura abilitante che può sostenere efficienza, flessibilità organizzativa e capacità di innovazione. La sfida dei prossimi anni riguarda quindi meno l’avvio dell’adozione e più la sua qualità e continuità nel tempo, con attenzione crescente a competenze, sicurezza e integrazione dei dati nei processi decisionali. Se questa traiettoria positiva verrà consolidata, il cloud potrà contribuire in modo significativo a rafforzare competitività e resilienza delle imprese italiane nel contesto europeo.




