Industrial Accelerator Act: ecco cosa contiene la proposta della Commissione UE


Articolo
Cristina Orlando

Prevista originariamente per il quarto trimestre 2025, il 4 marzo 2026 è finalmente arrivata la proposta della Commissione europea per l’Industrial Accelerator Act (IAA) che si inserisce nella cornice del Clean Industrial Deal ed è dunque una politica di natura industriale e, per certi versi, commerciale. L’IAA è volto in primo luogo a favorire i prodotti manifatturieri che siano “made in Europe” e con una bassa impronta carbonica nel public procurement e, in secondo luogo, a semplificare e rafforzare il permitting anche con la creazione di aree di accelerazione della produzione industriale. Prima di essere approvata, la proposta dovrà essere negoziata con Parlamento e Consiglio UE e potrà quindi subire modifiche, anche ingenti.

LE PREMESSE

Le premesse dell’IAA sono sostanzialmente due. La prima è che l’economia dell’UE è fortemente basata sul settore manifatturiero, che necessita di un rinvigorimento. Infatti, il comparto è sempre più stretto nella morsa della competizione globale, delle dipendenze strategiche da paesi extra-UE e dagli alti prezzi dell’energia. Secondo dati della World Bank, il suo peso in termini nel 2024 era pari al 14,3% del Pil europeo. Questa percentuale è di grande rilevanza, a dimostrazione dell’importanza in termini di valore aggiunto e occupati del settore in tutta l’Unione, ma guardando alla serie storica (Fig.1), il calo del peso del settore sulla ricchezza generata è evidente, sia rispetto agli anni ’90 che ai primi anni 2000. A eccezione dell’anno 2009, ha toccato un minimo nel 2024 e questo è sintomo di una flessione strutturale nel settore manifatturiero, solo in parte giustificato dall’ascesa dell’importanza del comparto dei servizi nell’economia complessiva. L’IAA punta a invertire questa tendenza, ponendo come ambizioso obiettivo per il 2035 il raggiungimento del 20% di peso sul Pil, quindi di riavvicinarsi e superare i livelli osservati nel 1990.

Figura 1: Peso del settore manifatturiero sul Pil nell’UE e in Italia (1990-2024) e obiettivo UE 2035

Fonte: elaborazioni I-Com su dati World Bank

La seconda premessa è che le dipendenze dall’estero dell’UE nei settori strategici minano alla sicurezza, alla competitività e all’economia dell’UE stessa e che la capacità dell’Unione di rispondere e ridurre la dipendenza dai paesi terzi risiede nella solidità della sua base industriale, nella capacità di innovazione e nell’integrità del mercato unico.

Le finalità della proposta si muovono su svariate direttrici, che possono essere riassunte negli intenti di rafforzare resilienza, competitività, sicurezza economica e autonomia strategica dell’Unione tramite un rafforzamento della produzione industriale e un’accelerazione della decarbonizzazione. L’accento sulla decarbonizzazione è testimoniato anche dal fatto che, inizialmente, l’atto si sarebbe dovuto nominare “Industrial Decarbonisation Accelerator Act”, ma il termine “decarbonisation” è stato rimosso dal titolo in un secondo momento. Coerentemente alle politiche europee già annunciate, l’IAA punta a dare seguito al Clean Industrial Deal, alla Bussola della competitività per l’UE e alla Comunicazione congiunta sul rafforzamento della sicurezza economica dell’UE, tutte le quali hanno misure per rafforzare la base industriale dell’UE, creare mercati guida per prodotti a basse emissioni di carbonio e ridurre le dipendenze strategiche.

IL CUORE DELL’ATTO

Nell’ambito degli appalti pubblici e dei programmi di sostegno pubblico, l’IAA introduce requisiti mirati e proporzionati “Made in EU” e/o a basse emissioni di carbonio. L’enfasi è infatti posta tanto sul requisito di origine del prodotto quanto sulle modalità di fabbricazione.

L’IAA introduce requisiti di basso contenuto di carbonio per acciaio, cemento e alluminio impiegati in edilizia, infrastrutture e trasporti nell’ambito degli appalti pubblici e dei regimi di sostegno pubblico. Queste misure dal lato della domanda si concentrano sui settori più energivori, dove interventi mirati a livello europeo possono contribuire a creare mercati di riferimento. I tre materiali saranno considerati a basse emissioni se rispettano i requisiti stabiliti negli atti delegati adottati nell’ambito del Regolamento sui prodotti da costruzione e del Regolamento sull’Ecodesign per prodotti sostenibili. L’IAA conferisce inoltre alla Commissione il potere di istituire sistemi di classificazione volontari basati sull’intensità di gas serra dei prodotti industriali.

Requisiti di origine europea sono introdotti per sistemi di accumulo a batteria, tecnologie fotovoltaiche, pompe di calore, tecnologie eoliche, elettrolizzatori e tecnologie a fissione nucleare nell’ambito degli appalti pubblici e dei regimi di sostegno pubblico, garantendo che una certa quota di prodotti e dei loro principali componenti specifici provenga dall’Unione. Per le batterie i requisiti sono introdotti gradualmente: inizialmente i sistemi di accumulo devono essere assemblati nell’UE e contenere un sistema di gestione della batteria e altri componenti principali di origine europea; dopo tre anni dovranno includere anche le celle batteria. Per il fotovoltaico, inverter e altri componenti principali devono essere di origine europea. Per l’eolico i requisiti salgono da un componente principale inizialmente a due dopo tre anni. L’IAA estende inoltre i requisiti di origine europea alle aste per le energie rinnovabili, coprendo batterie, fotovoltaico, elettrolizzatori ed eolico. Rispetto al Net Zero Industry Act, la quota di aste coperta da tali requisiti è stata ampliata e la soglia di costo per le esenzioni è stata innalzata.

Gli Stati membri dovranno istituire uno sportello unico nazionale per le domande di autorizzazione relative a progetti di produzione industriale, consentendo agli operatori di presentare un’unica domanda che copra tutte le autorizzazioni necessarie. L’autorità competente dovrà confermare la completezza della domanda o richiedere le informazioni mancanti entro 45 giorni; in caso di ulteriori lacune, è possibile una seconda richiesta entro 30 giorni. Gli sportelli unici dovranno garantire l’interoperabilità tra le autorità, il riutilizzo dei dati e la trasparenza della procedura. I progetti di decarbonizzazione delle industrie energivore beneficeranno delle disposizioni semplificate già previste dal Net Zero Industry Act e saranno automaticamente considerati progetti strategici, con procedure di valutazione ambientale accelerate e approvazione tacita degli step intermedi in caso di mancata risposta entro i termini. Le disposizioni sul permitting entreranno in applicazione un anno dopo l’entrata in vigore dell’IAA. La digitalizzazione delle procedure è attesa come fonte di significativi risparmi in termini di costi e tempi nel medio-lungo periodo.

Gli Stati membri dovranno designare almeno un’area di accelerazione della produzione industriale entro 12 mesi dall’entrata in vigore dell’Industrial Accelerator Act. Queste aree sono destinate a raggruppare progetti di produzione industriale in settori strategici.

Inoltre, in settori emergenti come batterie, veicoli elettrici, fotovoltaico e materie prime critiche, l’IAA introduce condizioni per gli investimenti superiori a 100 milioni di euro. Tali investimenti devono creare posti di lavoro di alta qualità, stimolare l’innovazione e la crescita e generare valore reale nell’UE attraverso il trasferimento di tecnologia e conoscenze, nonché il rispetto dei requisiti di contenuto locale. Devono inoltre garantire un livello minimo di occupazione europea del 50%, assicurando che imprese e cittadini traggano vantaggio, insieme agli investitori, dall’accesso al Mercato Unico.

SPUNTI CONCLUSIVI

Questa proposta arriva in momento in cui il contesto geopolitico è, a dir poco, complesso. Non per questo, l’UE deve perdere di vista le sue priorità strategiche per ridare vigore alla sua base produttiva, ben espresse dal Rapporto Draghi. L’Industrial Accelerator Act prova a rispondere a questa necessità, delineando un primo quadro di politica industriale comune. I settori interessati dall’IAA sono sostanzialmente quello delle industrie ad alta intensità energetica, l’automotive e le tecnologie per la transizione energetica, ma anche le piccole e medie imprese potrebbero trarre benefici significativi dall’IAA, specialmente in termini di riduzione del carico amministrativo. Molti settori industriali chiave per l’UE sono esclusi dall’IAA, denotando quindi un’ambizione contenuta della proposta. Le negoziazioni con il Parlamento e il Consiglio dell’UE saranno cruciali per capire fino a che punto questo primo passo di politica industriale potrà spingersi.

Dopo la laurea triennale in Business Administration and Economics all’Università di Roma Tor Vergata, si è laureata con lode in Economics presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Anche grazie ad un tirocinio come Assistente di Ricerca all’Università di Bologna, ha maturato l’interesse e le competenze per la ricerca, anche di stampo econometrico. Nel 2023 è approdata in I-Com, dove si occupa dei temi energetici e della sostenibilità. In precedenza, è stata Junior Economist presso l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani.