Il settore automobilistico europeo sta attraversando una fase critica. Diverse direttrici trainano l’industria in direzioni che non sempre sembrano farsi leva a vicenda: i regolamenti della Commissione Europea, i dati di mercato e le richieste dei portatori di interessi si intersecano in una trama in cui non sembra esserci ancora una soluzione univoca.

In Italia, terzo mercato europeo, si confermano alcune tendenze generali riscontrabili a livello UE, ma permangono delle caratteristiche strutturali che influenzano la traiettoria nazionale rispetto agli altri grandi mercati europei.

LE TENDENZE DELLE IMMATRICOLAZIONI

A marzo 2026 vengono ribaditi i principali andamenti che hanno segnato il mercato italiano degli ultimi anni: una crescita sostenuta delle immatricolazioni di autovetture con alimentazione alternativa, che fa da contrappeso alla quota sempre minore di immatricolazioni di veicoli con motore a combustione interna (ICE).

In particolare, le ibride elettriche (HEV) rappresentano ancora la scelta preferita dagli italiani: le HEV conquistano da sole il 50% delle immatricolazioni a marzo 2026, in crescita del 19% rispetto a marzo 2025. Una quota rilevante è occupata anche dalle immatricolazioni delle elettriche plug-in (PHEV), che a marzo 2026 costituiscono il 9% delle immatricolazioni totali, ma registrando un +114% rispetto al dato mensile del 2025. Anche la quota delle immatricolazioni di elettriche pure (BEV) è in aumento: si attestano all’8,6% del mercato, con un +71,7% rispetto allo stesso periodo del 2025.

In un quadro più generale, nel 2025 le HEV si sono confermate come le autovetture più popolari (44,1%), mentre le BEV rimangono una quota minoritaria del totale delle immatricolazioni per il 2025, attestandosi al 6,2% del totale (Figura 1).

Fig. 1: Immatricolazioni di autovetture in Italia, quota di mercato per alimentazione, confronto anno 2025 – marzo 2026

Fonte: Elaborazioni I-Com su dati UNRAE, ACEA

Seguendo l’evoluzione del mercato delle immatricolazioni italiano negli ultimi anni (Figura 2), emergono due tendenze evidenti: la sostituzione dei veicoli con motore a combustione interna (ICE) con veicoli a propulsione alternativa e l’aumento delle vendite di veicoli ibridi (HEV) ed elettrici a batteria (BEV).

I veicoli tradizionali con motore a combustione interna (benzina e diesel) detenevano la quota di mercato maggiore nel 2019, conquistando oltre il 90% di tutte le immatricolazioni automobilistiche. La loro quota di mercato combinata nelle immatricolazioni automobilistiche è diminuita significativamente (-53,7%), attestandosi al 43% nel 2025. Al contrario, le HEV e BEV hanno registrato la crescita maggiore: le prime sono partite dal 5,7% nel 2019 e, come anticipato, detengono ora la quota di mercato più ampia per le immatricolazioni di autovetture tra tutte le fonti di alimentazione. Le immatricolazioni di BEV hanno seguito un andamento simile, partendo dallo 0,56% di quota di mercato nel 2019 e attestandosi al 6,21% nel 2025.

Fig. 2: Andamento delle immatricolazioni, quota di mercato per alimentazione (2019-2025)

Fonte: Elaborazioni I-Com su dati ACEA

L’AUTOMOTIVE PACKAGE E I LIMITI DI EMISSIONI: COME SI ALLINEA L’ITALIA

L’Automotive Package, presentato a dicembre 2025, comprende una proposta di revisione delle norme sulle emissioni di CO₂ per autovetture e furgoni per offrire maggiore flessibilità al settore nella transizione, garantendo neutralità tecnologica e target più chiari. Secondo la proposta, a partire dal 2035 le case automobilistiche dovranno rispettare un obiettivo di riduzione delle emissioni allo scarico del 90% (non più del 100% come previsto dal pacchetto Fit for 55), mentre il restante 10% dovrà essere compensato mediante l’uso di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’Unione, oppure tramite e-fuel e biocarburanti. Ciò consentirà alle auto ibride plug-in (PHEV), ai veicoli con range extender, alle auto ibride leggere e ai veicoli con motore a combustione interna di continuare a svolgere un ruolo anche oltre il 2035, oltre ai veicoli completamente elettrici (EV) e a quelli a idrogeno.

Fino al 2035 restano altri target in vigore: il limite per le emissioni allo scarico è fissato a 93,6 grammi di CO₂ per km fino al 2029, e viene ulteriormente ridotto a 49,5 g CO₂/km dal 2030 al 2034, prima di arrivare alla riduzione del 90% prevista dall’Automotive Package dal 2035.

Analizzando nel dettaglio i più recenti dati delle immatricolazioni italiane per fasce di CO₂, emerge un quadro interessante riguardo la distribuzione delle alimentazioni più popolari nelle diverse fasce di emissioni (Figura 3). Nonostante la fascia che va dai 95 ai 135 g di CO₂/km sia ancora quella che a marzo 2026 ha registrato più immatricolazioni (il 59,7% del totale), il secondo segmento per popolarità è quello che rientra nella prima fascia di emissioni (0-94 g CO₂/km), che arriva al 20,3%. Rispetto a marzo 2025, in particolare, la fascia con le emissioni allo scarico più basse è quella che ha riportato la crescita più significativa, aumentando del 228,5%, mentre la fascia media (95-135 g CO₂/km) è rimasta pressocché invariata. Da marzo 2025 a marzo 2026 sono invece diminuite le immatricolazioni per le fasce più inquinanti (136-190 g CO₂/km) e dai 190 g CO₂/km in poi.

Fig. 3: Immatricolazioni in Italia di autovetture per fasce di CO₂, confronto marzo 2025 – marzo 2026

Fonte: Elaborazioni I-Com su dati UNRAE

UNA VISIONE D’INSIEME: IL PARCO CIRCOLANTE E IL CONFRONTO CON GLI ALTRI MERCATI UE

A restituire un’immagine più ampia dell’effettiva incidenza delle immatricolazioni sul settore complessivo è lo stato del parco circolante, sia italiano che europeo. Nel 2024 circolavano sulle strade dell’UE 256 milioni di automobili, un aumento dell’1,4% rispetto all’anno precedente. In questo panorama, l’Italia ha il numero più alto di automobili ogni 1.000 abitanti (701), con un parco numerosissimo – oltre 41 milioni di autovetture – e con una media di 13 anni, invero solo di poco superiore alla media UE 12,7 anni.

Sebbene i Regolamenti europei auspichino una rapida sostituzione del parco circolante con autovetture a basse emissioni, i quattro maggiori mercati UE (Germania, Francia, Italia e Spagna) mostrano situazioni ancora lontane da una strutturale riconfigurazione delle flotte (Figura 4). Tutti e quattro i Paesi presentano un parco veicoli che si basa ancora prevalentemente su autovetture ICE: in media, il 50% di tutti i veicoli che circolano sulle strade europee è alimentato a benzina (il 60% in Germania), a cui si aggiunge la quota diesel, portando il totale dei motori a combustione interna a quasi il 90% del parco veicoli circolante nell’UE. La quota di veicoli a benzina e diesel varia dall’82,5% del parco auto italiano (una percentuale inferiore alla media a causa dell’elevata quota di GPL nel totale nazionale) al 91,6% in Spagna.

Benché la maggior parte dei veicoli di nuova immatricolazione veda HEV, PHEV e BEV ai primi posti per quote di mercato, il loro impatto effettivo sul parco auto è modesto rispetto al numero totale di veicoli sulle strade. I veicoli elettrici ibridi rappresentano solo circa il 5% del parco auto totale dell’UE (7% in Italia, in linea con gli elevati volumi di immatricolazioni nel mercato nazionale), mentre i veicoli elettrici a batteria (BEV) si attestano a una media UE del 2,4%. Tra i quattro mercati principali, la Germania registra la quota più elevata di veicoli elettrici a batteria (BEV) nel parco auto nazionale (3,3%), mentre l’Italia presenta l’incidenza più marginale (0,7% di BEV sul parco auto totale).

Fig. 4: Confronto parchi circolanti Germania, Francia, Italia, Spagna e media UE, per alimentazione (2024)

Fonti: Elaborazioni I-Com su dati ACEA (2026)

CONCLUSIONE

Nonostante la crescita sostenuta delle immatricolazioni di veicoli a propulsione alternativa, il mercato italiano evidenzia una transizione ancora incompleta, in linea con le principali economie europee. L’aumento di HEV, PHEV e BEV riflette trend comuni a livello UE, ma l’impatto sul parco circolante, dominato ancora da motori a combustione interna, resta limitato e non sostitutivo come vorrebbero invece le Direttive UE. In questo senso, l’Italia non rappresenta un’anomalia, bensì si inserisce in una dinamica omogenea, caratterizzata da una lenta riconfigurazione delle flotte e da un effetto di accumulo che si ripercuote su tutto il parco auto europeo.