Il 30 giugno 2026 segna la conclusione formale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), lo strumento da oltre 190 miliardi di euro con cui l’Italia ha cercato di rilanciare la propria economia nel post-pandemia. A pochi giorni dall’arrivo della scadenza, il quadro che emerge è quello di un cantiere ancora aperto.

Secondo l’analisi di Openpolis, sono 60 le misure del PNRR per cui la scadenza del 30 giugno è inderogabile, ossia quelle per cui il completamento dei progetti è attestato dal certificato di ultimazione dei lavori. A febbraio 2026 per queste misure risultava erogato soltanto il 49% dei fondi stanziati — un dato che segnala ritardi strutturali e la difficoltà di chiudere in tempo cantieri spesso complessi.

L’Italia ha anche presentato una settima revisione del proprio piano, a conferma che le difficoltà di attuazione hanno richiesto continue rinegoziazioni con Bruxelles. Nel frattempo, oltre 23,5 miliardi di euro del piano verranno gestiti tramite strumenti finanziari — fondi appositamente costituiti — che permettono di spostare la realizzazione concreta degli interventi anche oltre il 2026.

La transizione verde è uno dei pilastri su cui si è basato il PNRR, fin dalla sua genesi, insieme allo sviluppo digitale. Quantificare le risorse destinate alle transizioni ecologica ed energetica non è immediato: prima della revisione del 2023, l’intera Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica” aveva in dotazione circa 59,5 miliardi di euro, importo ridotto a circa 55,5 miliardi con l’aggiunta della Missione 7 REPowerEU (finanziata attingendo risorse da tutte le Missioni, con l’eccezione della prima e della sesta), che ha assorbito più di 11 miliardi. Inoltre, parte sostanziale dei 23,7 miliardi per la Missione 3, “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, sono dedicati a obiettivi riconducibili alla sostenibilità, come il rafforzamento o la creazione di collegamenti ferroviari ad alta velocità.

IL PRINCIPALE SOGGETTO ATTUATORE DELLA TRANSIZIONE VERDE

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) è il soggetto istituzionale più rilevante nell’attuazione della componente energetica ed ecologica del PNRR. Con 55 misure totali (16 riforme e 39 investimenti) e una dotazione complessiva di 31,05 miliardi di euro (di cui 20,57 mld in sovvenzioni e 10,47 mld in prestiti), il MASE supervisiona quasi l’intera Missione 2 del piano, oltre a quote rilevanti di altre missioni.

Le risorse si distribuiscono su tre grandi aree tematiche: infrastrutture per circa 19 miliardi, transizione ecologica con 17,4 miliardi e impresa e lavoro con 1,1 miliardi. A questi si aggiungono 4,56 miliardi dal Fondo complementare nazionale.

Secondo il portale OpenPNRR, al febbraio 2026, il MASE aveva effettivamente erogato 17,56 miliardi di euro su 31,05 totali (circa il 56,6%). Sul fronte delle riforme normative, il tasso di completamento si attesta al 91,95% — vicino al 100% previsto a fine trimestre. Sul fronte delle scadenze UE del secondo trimestre 2026, invece, tutte le 29 scadenze europee risultano ancora “da avviare”.

Tra le riforme più significative attuate nell’ambito del PNRR figurano:

  • Semplificazione delle autorizzazioni per le energie rinnovabili. Con il DL PNRR, l’iter di installazione degli impianti fotovoltaici in aree industriali, artigianali, discariche e cave dismesse è stato reso più rapido. Il procedimento autorizzatorio unico per fonti rinnovabili deve ora concludersi entro 150 giorni, includendo la Valutazione di Impatto Ambientale. Sono state ridotte le fasce di rispetto per impianti eolici e fotovoltaici in prossimità di aree vincolate.
  • Corsia veloce per l’idrogeno verde. I progetti per impianti di produzione di idrogeno rinnovabile sono stati assegnati alla sola VIA statale, con istruttoria affidata alla Commissione tecnica PNRR-PNIEC, riducendo i tempi e i livelli di approvazione. Ulteriori semplificazioni hanno riguardato gli impianti di accumulo energetico, gli agro-fotovoltaici e il mini-eolico.
  • Normativa sul biometano. È stata introdotta la nuova regolamentazione per promuovere la produzione e il consumo di gas rinnovabile, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas fossile.
  • Programma nazionale per la gestione dei rifiuti. Completato già nel 2022 (con indicatore al 100%), ha definito il quadro di pianificazione per la raccolta differenziata, la prevenzione e il riciclaggio su scala nazionale.
  • Rinaturazione del fiume Po. La misura abilitante ha trovato un quadro giuridico semplificato nel DL PNRR, con l’obiettivo di ripristinare gli ecosistemi fluviali e la biodiversità.

GLI INVESTIMENTI MASE: ALCUNE MISURE

La misura con la dotazione più elevata in capo al MASE è il rafforzamento dell’Ecobonus (Superbonus 110%), con 13,95 miliardi di euro, integralmente erogati. È la voce più rilevante in assoluto, e anche la più controversa: se da un lato ha accelerato la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio privato, dall’altro ha generato un onere fiscale complessivo ben superiore alle previsioni iniziali, con ricadute significative sui conti pubblici italiani.

Il rafforzamento delle reti elettriche intelligenti (smart grid), con 3,61 miliardi di euro, a fine 2025 ha erogato circa 1,81 miliardi (50%). L’obiettivo è potenziare e digitalizzare le infrastrutture di rete per accogliere l’aumento di produzione da fonti rinnovabili e migliorarne la resilienza agli eventi climatici estremi. Il cantiere è aperto ma lontano dalla conclusione.

Lo sviluppo del biometano — con 2,24 miliardi di euro — appare lontano dal rispettare le scadenze. Dal monitoraggio di OpenPNRR soltanto erogati milioni di euro, meno dell’1% del totale.

Con 1,764 miliardi stanziati per la realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti, la spesa effettiva si attesta a circa 376 milioni (21%). Le difficoltà sono principalmente localizzative e autorizzative. Da segnalare anche il milestone sulla raccolta differenziata per i rifiuti domestici pericolosi e i prodotti tessili — scadenza T4 2025 — anch’esso classificato in ritardo.

La misura “Isole verdi”, pensata per rendere energeticamente autonome le piccole isole italiane attraverso rinnovabili e accumulo, dispone di 200 milioni di euro ma ha erogato appena 12,5 milioni (6,2%).

Nell’ambito della Missione 2, Componente 4, dedicata alla tutela del territorio e della risorsa idrica, si registrano alcuni dei risultati più concreti. A giugno 2025 sono stati certificati come completati il sistema avanzato di monitoraggio e previsione per i rischi idrologici (M2C4) e il ripristino e tutela dei fondali e degli habitat marini (M2C4) — due milestone che rappresentano un contributo reale alla resilienza climatica del paese.

CONCLUSIONI

Passati sei anni dall’inizio del PNRR, il bilancio di riforme e investimenti per la transizione verde è senza dubbio positivo. Molto è stato fatto ma, allo stesso tempo, rimangono delle ombre sull’effettiva capacità di realizzare in tempo tutti gli investimenti. Questa peculiarità non è propria della Missione 2 o degli investimenti legati alle transizioni energetica ed ecologica, ma è condivisa anche con le altre Missioni del Piano, nonché con gli altri Stati Membri destinatari di risorse del Recovery and Resilience Facility (RRF).

A pochi giorni dalla prima vera scadenza del Piano, vale la pena chiedersi quali possano essere le conseguenze del mancato rispetto della stessa. Un elemento giuridico cruciale da tenere a mente è la cosiddetta clausola di reversal, che impedisce che gli obiettivi già raggiunti e finanziati dall’UE vengano successivamente cancellati o modificati. Questo vale soprattutto per le riforme, ma può estendersi anche agli investimenti. Se l’Italia non riuscisse a completare i target entro giugno 2026, rischierebbe concretamente di dover restituire una parte dei fondi europei già ricevuti. Il governo ha risposto con una serie di strumenti: i poteri sostitutivi tramite commissari straordinari, il Fondo per l’avvio di opere indifferibili (Foi) per gli interventi stralciati dal PNRR, e la possibilità di spostare alcuni progetti verso i programmi della politica di coesione europei.

Dopo la laurea triennale in Business Administration and Economics all’Università di Roma Tor Vergata, si è laureata con lode in Economics presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Anche grazie ad un tirocinio come Assistente di Ricerca all’Università di Bologna, ha maturato l’interesse e le competenze per la ricerca, anche di stampo econometrico. Nel 2023 è approdata in I-Com, dove si occupa dei temi energetici e della sostenibilità. In precedenza, è stata Junior Economist presso l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani.