Quando le temperature superano per giorni le medie stagionali, il caldo smette di essere soltanto una condizione meteorologica scomoda e diventa un fattore di rischio sanitario, sociale ed economico. A pagare il prezzo più alto sono anziani, bambini, persone con patologie croniche, lavoratori esposti all’aperto e cittadini che vivono in case poco isolate o in quartieri con poco verde, ma gli effetti si allargano rapidamente all’intero sistema: aumentano i rischi per la salute, cresce la pressione sui servizi territoriali, cambiano le abitudini quotidiane e si rendono più evidenti le disuguaglianze tra chi può proteggersi e chi non ne ha gli strumenti.

L’estate 2026 sta mostrando con particolare chiarezza quanto il tema non possa più essere affrontato come una parentesi stagionale. Il cambiamento climatico rende le ondate di calore più frequenti, intense e persistenti, mentre l’invecchiamento della popolazione e la struttura delle città italiane amplificano la vulnerabilità del Paese. Per questo, accanto alle misure sanitarie immediate, serve una riflessione più ampia su come adattare stili di vita, servizi, spazi urbani, scuole, turismo, lavoro e politiche alimentari a un clima che sta già cambiando.

L’ARRIVO DEL CALDO IN ITALIA E IN EUROPA

Nel mese di giugno 2026 l’Europa è stata investita da una forte ondata di calore, con temperature molto elevate in diversi Paesi e con effetti già visibili sulla salute pubblica. L’Organizzazione meteorologica mondiale ha infatti ricordato anche quest’anno che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente e che eventi di questo tipo sono coerenti con il quadro atteso in un clima che cambia, allarme che a cui ha poi seguito il richiamo dell’OMS sulla necessità di rafforzare i piani di prevenzione e adattamento, perché il caldo estremo è ormai una minaccia sanitaria ricorrente e non più un’anomalia isolata.
Anche in Italia i segnali in questi primi giorni estivi sono stati netti: secondo i dati raccolti in tempo reale dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, nel mese di giugno le temperature massime hanno registrato incrementi di oltre 7 gradi rispetto al periodo di riferimento in diverse città italiane, con picchi superiori ai 9 gradi a Torino, una delle aree più colpite dall’ultima ondata. Non è un dettaglio secondario, perché la combinazione tra temperature diurne elevate e minime notturne persistentemente alte riduce la capacità dell’organismo di recuperare, soprattutto nelle persone più fragili.

Nel mese di giugno 2026 l’ondata di calore ha tuttavia assunto una dimensione chiaramente europea, investendo non solo l’Italia ma anche Francia, Spagna, Regno Unito e Germania. A Parigi, dove le temperature hanno superato i 40 gradi per due giorni consecutivi, gli ospedali e i servizi di emergenza sono arrivati sotto forte pressione, mentre le autorità hanno adottato misure straordinarie, fino al rinvio di eventi pubblici e al divieto temporaneo di consumo di alcol in strada per ridurre i rischi sanitari nelle ore più critiche. Anche Londra ha sperimentato una delle fasi più calde mai registrate a giugno, con il record cittadino superato a Heathrow e con il Regno Unito che ha segnato un nuovo massimo nazionale provvisorio per il mese. In Germania, Berlino ha raggiunto valori prossimi ai 40 gradi, mentre il Land del Brandeburgo ha superato per la prima volta la soglia dei 40 gradi nelle misurazioni ufficiali; in Spagna, il monitoraggio della mortalità ha già stimato oltre 300 decessi in eccesso associati al caldo in pochi giorni, in un giugno indicato come il secondo più caldo mai registrato nel Paese.

TEMPERATURE IN AUMENTO E RISCHI PER LA SALUTE

Il cambiamento climatico sta rendendo le ondate di calore un fenomeno strutturale, con impatti significativi, ormai noti e ampiamente analizzati in letteratura, sulla mortalità, la morbilità e sul generale benessere fisico e psicologico della popolazione.

In tale contesto, a destare particolare preoccupazione durante i mesi estivi sono soprattutto le ondate di calore, definite come periodi prolungati di temperature eccezionalmente elevate. Difatti, queste rappresentano una minaccia diretta e indiretta per la salute umana, con rischi immediati in particolare per i bambini, gli anziani, e la popolazione affetta da condizioni acute e croniche. Il rischio più immediato è dato dai cosiddetti “colpi di calore”, che avvengono quando la fisiologica capacità di termoregolazione è compromessa. In questi casi, infatti, la temperatura corporea aumenta rapidamente fino anche a 40-41 °C e la pressione arteriosa diminuisce repentinamente. Il grado di sopportazione del corpo è estremamente variabile in base alle condizioni dell’individuo e infatti anche le conseguenze presentano un’ampia gradazione di segni e sintomi a seconda della gravità della condizione: possono andare da generali sensazioni di nausea e malessere fino ad arrivare a severi stati d’ansia e stati confusionali.

Tuttavia, le alte temperature possono mettere a dura prova il corpo umano anche in altri modi, andando ad interferire con il funzionamento dei sistemi cardiovascolari, respiratori e renali, e portando all’aggravamento di patologie preesistenti come malattie cardiache, respiratorie (ad esempio BPCO, asma), diabete e insufficienza renale. Tra i disturbi più frequenti legati al caldo, la SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale) identifica infatti non solo la più diretta insolazione, spesso accompagnata dalla comparsa di eritemi o ustioni, ma anche casi di crampi e dolori fisici, causati da perdite di sodio e minerali dovute alla sudorazione e ad una conseguente modificazione dell’equilibrio idrico-salino, o di edema, dovuta ad esempio dalla ritenzione di liquidi negli arti inferiori.

UN CALDO DA MORIRE

I dati italiani più recenti mostrano un impatto complessivo che il Ministero della Salute ha definito finora contenuto, ma evidenziano al tempo stesso differenze territoriali molto rilevanti. Nel periodo tra il 18 e il 29 giugno, secondo i dati riportati da Repubblica, nelle città monitorate sono stati registrati 1.697 decessi complessivi, 103 in più rispetto ai 1.594 attesi, pari a una crescita del 6%. Il dato medio, tuttavia, non restituisce da solo la portata del fenomeno, perché l’eccesso di mortalità si è concentrato in alcune aree urbane in modo molto più marcato.

A Torino, la città che emerge come caso più critico, i decessi sono passati da 239 attesi a 322 osservati, con 83 morti in più e un incremento del 35%. A Milano sono stati 307, 17 in più rispetto all’atteso, con una crescita del 6%, mentre a Bari si sono registrati 56 decessi, pari a un aumento del 22%. In crescita anche Firenze, con 111 morti e un incremento dell’8%, e Perugia, dove la variazione percentuale è stata analoga a quella di Torino, ma su numeri assoluti più contenuti, con 16 decessi in più.

Il quadro, tuttavia, non è uniforme e proprio questa disomogeneità aiuta a comprendere la natura del rischio. In alcune città la mortalità osservata è risultata inferiore a quella attesa: a Genova si sono registrati 9 decessi in meno, con un calo del 17%; a Bologna il dato assoluto è analogo, ma corrisponde a una riduzione del 9%; a Roma, con 449 decessi, il numero è stato inferiore del 3% rispetto all’atteso; a Venezia, infine, si sono contati 19 morti in meno, pari a un calo del 31%. Questa variabilità non riduce la gravità del problema, ma conferma che l’impatto sanitario del caldo dipende dall’intreccio tra intensità dell’ondata, temperature notturne, isole di calore urbane, composizione demografica, qualità delle abitazioni, condizioni socioeconomiche e capacità dei servizi territoriali di intercettare in tempo le persone più vulnerabili.

MORTALITÀ E CALORE: IL TREND IN EUROPA

Se i dati italiani raccontano l’impatto immediato dell’ultima ondata, il quadro europeo mostra che la mortalità da caldo è ormai un fenomeno strutturale e in crescita. Secondo recenti analisi, l’Italia è il Paese europeo più esposto al rischio di mortalità legata alle alte temperature, con un peggioramento registrato nel 94% delle regioni negli ultimi anni. Questo dato evidenzia come il caldo estremo non sia più un evento episodico, ma una condizione sempre più frequente che incide in modo significativo sulla salute pubblica.

La tendenza di lungo periodo conferma che non siamo di fronte a singole estati eccezionali, ma a un cambiamento sistemico. In tutta Europa si osserva un aumento della mortalità attribuibile al caldo, ma l’Italia emerge come uno dei contesti più vulnerabili, sia per fattori climatici sia per caratteristiche demografiche e territoriali. L’elevata presenza di popolazione anziana, la diffusione di aree urbane densamente costruite e la posizione geografica nel Mediterraneo contribuiscono a rendere il Paese particolarmente sensibile agli effetti delle ondate di calore. Secondo lo studio di riferimento sul carico di mortalità da caldo in 854 città europee, pubblicato su The Lancet Planetary Health, l’Italia è infatti il Paese con più morti da caldo in assoluto in Europa: in media oltre 3.000 ogni anno, davanti a Germania e Spagna.

LE MISURE DI EMERGENZA DEL MINISTERO DELLA SALUTE

Di fronte a questo scenario, il Ministero della Salute ha attivato dal 22 giugno il numero di pubblica utilità 1500 “Proteggiamoci dal caldo”, gratuito e rivolto a cittadini, persone fragili, familiari, lavoratori e datori di lavoro. Al 1° luglio erano già arrivate oltre 400 chiamate, con Lazio, Lombardia e Puglia tra le regioni più attive. Le richieste di primo livello riguardano nel 28,7% i rischi per la salute connessi al caldo e nel 27,7% i bollettini sulle ondate. Le chiamate di secondo livello riguardano nel 58,3% disturbi cardiocircolatori e nel 16,7% problemi psico sociali.

Queste misure si inseriscono nel Piano nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, che prevede la pubblicazione, da maggio a settembre, dei bollettini sulle ondate di calore per 27 città italiane, elaborati con il supporto tecnico-scientifico del DEP Lazio. I bollettini, aggiornati con previsioni a 24, 48 e 72 ore, rappresentano uno strumento fondamentale per orientare interventi tempestivi a tutela delle persone più vulnerabili, ma la loro efficacia dipende dalla capacità di tradurre l’allerta in azioni concrete sul territorio.

OLTRE LE POLITICHE SANITARIE: IL RUOLO DELLE CITTÀ ITALIANE

Se il caldo è diventato un rischio strutturale, anche la risposta deve diventare strutturale e non può esaurirsi nel rafforzamento dei pronto soccorso durante le giornate da bollino rosso. Le città sono il primo terreno su cui intervenire, perché asfalto, cemento, traffico, scarsità di alberi e superfici impermeabili amplificano le isole di calore urbane, facendo salire la temperatura soprattutto nei quartieri più densi, meno ventilati e meno dotati di spazi verdi.

In questa prospettiva, le politiche urbane diventano politiche sanitarie a tutti gli effetti. Piantare alberi, creare ombra, aumentare le superfici permeabili, favorire il depaving, utilizzare materiali meno assorbenti, realizzare tetti e pareti verdi, progettare rifugi climatici e ripensare scuole, RSA, trasporti pubblici, piazze e percorsi pedonali non sono soltanto interventi ambientali o estetici, ma misure di prevenzione primaria. Ogni grado in meno nei quartieri più esposti può significare meno stress termico, meno aggravamenti clinici e minore pressione sui servizi sanitari.

Esperienze come il progetto CLIMACTIONS, coordinato dal DEP Lazio e finanziato dal Ministero della Salute, vanno proprio in questa direzione, perché puntano a identificare strategie e interventi di mitigazione delle isole di calore urbane e dell’inquinamento atmosferico in sei città italiane: Torino, Genova, Bologna, Roma, Bari e Palermo. Allo stesso modo, il lavoro dell’Health City Institute sul concetto di “salute nelle città come bene comune” richiama l’esigenza di considerare i determinanti urbani della salute come parte integrante delle politiche pubbliche, superando la separazione tra sanità, ambiente, mobilità, edilizia e welfare locale.

CONCLUSIONI: DAL CALDO COME EMERGENZA AL CALDO COME PROGRAMMAZIONE

Nel breve periodo, la priorità resta proteggere anziani, bambini e persone fragili attraverso strumenti già disponibili: consultare i bollettini, usare il numero 1500 quando necessario, evitare l’esposizione nelle ore più calde, bere regolarmente, consumare pasti leggeri, controllare familiari e vicini soli, non lasciare mai bambini o animali in auto, prestare attenzione ai farmaci e chiedere al medico se sia opportuno rivedere terapie e dosaggi durante le ondate di calore. Sono comportamenti semplici, ma diventano efficaci solo se accompagnati da informazione chiara, accessibile e ripetuta.

Nel frattempo, per fare il punto sull’emergenza e livello continentale, il direttore regionale dell’OMS ha annunciato la convocazione, per lunedì 6 luglio, di una riunione straordinaria con i responsabili nazionali delle emergenze, dell’ambiente e del cambiamento climatico dei Paesi membri dell’Oms Europa. L’incontro sarà dedicato a valutare gli insegnamenti tratti dall’attuale ondata di calore, il livello di preparazione in vista delle prossime estati e le ulteriori forme di sostegno che l’Organizzazione mondiale della sanità potrà offrire agli Stati membri. «Questa ondata di calore è una prova generale. Le estati future saranno più difficili», ha dichiarato il direttore regionale dell’OMS per l’Europa, Hans Henri P. Kluge.

La sfida più importante, tuttavia, riguarda la programmazione dei prossimi anni: il caldo deve entrare stabilmente nei piani sanitari nazionali e regionali, nei percorsi di presa in carico delle cronicità, nella medicina territoriale, nella formazione degli operatori, nella pianificazione urbanistica, nelle politiche scolastiche, nei contratti di lavoro, nelle strategie turistiche e nei programmi di contrasto alla povertà energetica. È qui che l’approccio One Health e Planetary Health, promosso anche da Health City Institute, diventa decisivo. La salute delle persone non può essere separata dalla qualità dell’ambiente, dalla forma delle città, dagli ecosistemi, dal cibo, dalla mobilità, dalle condizioni abitative e dal clima in cui viviamo.

Governare il caldo, quindi, significa governare insieme salute pubblica, adattamento climatico e giustizia sociale. Non possiamo scegliere la temperatura delle prossime estati, ma possiamo scegliere quanto vulnerabili arrivarci.

Dopo la laurea triennale in Economics and Business all’Università LUISS, ha conseguito la laurea magistrale in Economics presso l’Università di Roma Tor Vergata con una tesi sperimentale in Economia del Lavoro su come l’introduzione di congedi di paternità influenzi gli esiti occupazionali ed economici delle madri.