Ecco cosa sta facendo il Giappone per fronteggiare la crisi economica da coronavirus

Articolo
Gabriele Ferrara
Giappone

Tutte le grandi potenze mondiali si stanno adoperando per fronteggiare al meglio la pandemia da Covid-19. Tra queste c’è anche il Giappone, terza nazione al mondo per prodotto interno lordo, che quest’estate avrebbe dovuto ospitare la XXXII edizione dei Giochi Olimpici. Dopo aver imposto un lockdown limitato, il governo nipponico ha deciso di intervenire in maniera massiccia tramite la politica monetaria e un ampio programma di sostegno alle famiglie.

Prima dell’inizio di questo anno complicatissimo, l’economia giapponese era già in difficoltà. Infatti, nel corso dell’ultimo trimestre del 2019, l’aumento dell’Iva dall’8% al 10% aveva fatto sì che il Pil subisse una contrazione del 6,3% nell’ultimo trimestre dello scorso anno. La situazione non potrà che peggiorare, come certificato anche dalle stime del Fondo Monetario Internazionale, secondo cui, in seguito allo scoppio della pandemia, nel 2020 l’economia giapponese diminuirà del 5,2%, per poi crescere del 3% nel 2021, mentre si prevede che il debito pubblico possa superare il 250% del Pil. Tra gennaio e marzo, il crescente clima di sfiducia ha poi determinato un crollo della Borsa giapponese pari al 20%, mentre, secondo un sondaggio effettuato dalla Banca del Giappone, il grado di fiducia delle grandi imprese ha segnato un calo da 0 a -8.

Per cercare di fronteggiare questa emergenza, la BoJ (Bank of Japan) ha deciso di intervenire in modo massiccio, dando il via a un Quantitative Easing illimitato, rimuovendo così il precedente tetto massimo di 80 trilioni di yen all’anno (circa 690,8 miliardi di euro). Inoltre, la BoJ ha quasi triplicato l’ammontare di obbligazioni aziendali e commercial paper che potrà comprare, arrivando a quota 20 trilioni di yen (172,6 miliardi di euro), in modo da coprire i problemi di finanziamento delle imprese. Inoltre, la banca centrale intende pagare un interesse dello 0,1% agli istituti che aumenteranno i loro bilanci per erogare prestiti alle piccole imprese, così da incentivarle in tal senso.

Sono stati poi confermati i tassi negativi di riferimento al -0,1%, con l’obiettivo di mantenere i tassi a lungo termine intorno allo zero, mentre i prezzi al consumo potrebbero calare tra lo 0,3 e lo 0,7% nel corso dei prossimi dodici mesi. Ancora, il governo ha deciso di erogare 860 euro a tutti i residenti, nell’ambito di un pacchetto di aiuti che ha raggiunto quota 108,2 trilioni di yuan (934,6 miliardi di euro), pari a circa il 20% del Pil. In seguito alle ultime misure adottate, il Nikkei 225 ha mostrato timidi segnali di ripresa, pur nell’ambito di un periodo difficilissimo (quasi -14% negli ultimi sei mesi). Per esempio, nella giornata di martedì 28 aprile l’indice è riuscito a rimanere stabile (+0,06%), mentre il miglioramento complessivo dei sette giorni precedenti è stato pari al 2,54%.

Ciò nonostante, continua a prevalere l’incertezza, con il tasso di disoccupazione che nel mese di marzo è aumentato di 0,1 punti, attestandosi al 2,5%. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il Giappone soffre di una carenza di manodopera in vari settori, tra cui edilizia, agricoltura e servizi di cura delle persone. Le piccole aziende giapponesi del settore manifatturiero e i piccoli esercizi della ristorazione faticano a mantenere gli attuali livelli d’impiego nel part-time. In tal senso, è interessante l’esempio dei produttori del settore della componentistica, che a marzo ha subito una perdita di 260.000 posti di lavoro: si rischia in questo senso di mancare gli originari obiettivi di bilancio per il 2020 del 50% o 70%. Sempre a marzo, le esportazioni sono diminuite dell’11,7% su base annua, registrando la peggiore performance dal 2016. In particolare, le vendite agli Stati Uniti, soprattutto relative al settore automobilistico ed elettronico, hanno subito una contrazione del 16,5% (mai così male dall’aprile 2011).

Intanto, martedì 28 aprile il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha deciso di estendere il bando agli ingressi dall’estero ad altri 14 Paesi, inclusa la Russia, portando il totale a 87, in cui sono compresi anche Stati Uniti e Cina. La settimana scorsa, invece, il
governo ha esteso lo stato di emergenza a tutto il territorio nazionale, esortando i cittadini a evitare spostamenti in occasione della Golden Week (29 aprile – 5 maggio). Ciò nonostante, secondo un sondaggio effettuato da YouGov in 26 Stati, solamente il 18% dei lavoratori giapponesi ha smesso di recarsi a lavoro (soltanto la Finlandia ha registrato una percentuale di lavoratori inattivi simile).

D’altra parte, pur non essendo ai livelli dell’Italia, il numero di uscite fuori casa della popolazione giapponese è diminuito sensibilmente, come dimostrato dal team di ricercatori del Canon Institute for Global Studies secondo cui a Tokyo le uscite sono diminuite del 58,1% e a Osaka del 51,7%.

Sulla base dei dati relativi a martedì 28 aprile, ail Giappone conta 13.736 casi ufficiali di Covid-19, con 394 morti (3.1 ogni milione di abitanti). Ma il momento di massimo stress potrebbe non essere ancora arrivato.

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