Innovazione farmaceutica e sostenibilità, perché occorre una logica “inside out”

Articolo
Maria Rosaria DELLA PORTA

Minori investimenti in farmaci innovativi da parte del Servizio sanitario nazionale non solo peggiorerebbero la qualità delle cure ma determinerebbero pure un’accelerazione degli esborsi pubblici su altre voci di spesa sanitaria e sulla spesa assistenziale e previdenziale. E’ questo uno degli aspetti principali che emergono dallo studio I-Com sull’innovazione farmaceutica dal titolo “Inside Out. L’impatto dell’innovazione farmaceutica su spesa sanitaria e costi sociali e previdenziali”, presentato il 27 giugno a Roma (qui le foto dei protagonisti del dibattito e qui le interviste video realizzate a margine).

In particolare il report ha evidenziato che nel periodo 2005-2016 la spesa farmaceutica a carico del Servizio sanitario nazionale si è ridotta del 71% a fronte di un aumento del 33% della spesa per prestazioni previdenziali e assistenziali per malattia e invalidità. In termini assoluti questo significa una riduzione complessiva di 3,4 miliardi di euro per la spesa farmaceutica, a fronte di un aumento di circa 8 miliardi di euro della spesa per prestazioni erogate in regime di previdenza e assistenza.

A incidere maggiormente sulle spesa per invalidità sono state in particolare le neoplasie, le malattie del sistema cardio-vascolare e le patologie neuro-psichiatriche.

Il taglio delle risorse all’innovazione farmaceutica determina, quindi, un effetto negativo tale per cui non solo aumentano le altre voci di spesa sanitaria (ad esempio la degenza ospedaliera) ma anche i costi legati all’assistenza e alla previdenza (assegni di invalidità e pensioni di inabilità).

Tenendo conto di quanto evidenziato, appare fondamentale non ragionare a compartimenti stagni ma fare delle valutazioni che riguardino nel complesso la spesa del settore sanitario così da coniugare innovazione e sostenibilità. Da questo punto di vista lo studio I-Com suggerisce alcune soluzioni per superare questa situazione di stallo e di incertezza. Ad esempio si auspica che, nel breve termine, le risorse stanziate per il farmaco restino nell’ambito della spesa farmaceutica. Con le opportune modifiche di legge, sarebbe dunque opportuno prevedere una compensazione tra gli scostamenti della spesa sui rispettivi tetti di budget destinati al settore farmaceutico.

Sicuramente in un contesto in cui le risorse sono scarse, appare essenziale fare ricorso a meccanismi di valutazione dell’innovazione in grado di considerare una serie di aspetti. L’HTA (acronimo di Health Technology Assessment) è lo strumento per eccellenza, perché meglio degli altri riesce a considerare alcuni elementi necessari all’allocazione efficiente di risorse che portino a una appropriata valutazione e a un corretto utilizzo delle tecnologie sanitarie innovative.

Inoltre, si potrebbe puntare su un nuovo sistema di governo delle risorse basato su spesa per patologia “patient-oriented”. È necessario poi investire sui cosiddetti “Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali” (i Pdta), sensibilizzare sul tema dell’aderenza terapeutica e agire sulle aree che originano sprechi.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Economia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con una tesi in Finanza Aziendale Internazionale. Successivamente ha conseguito un master di II livello in “Concorrenza, economia della regolamentazione e della valutazione”, presso la medesima università.

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