Non solo golden power. Tutte le novità del decreto Liquidità

Articolo
Gabriele Ferrara
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Dopo i 25 miliardi stanziati con il decreto Cura Italia (di cui abbiamo parlato in questo articolo), il Consiglio dei ministri di lunedì 6 aprile ha approvato il decreto Liquidità, il cui principale obiettivo è garantire la continuità a diverse imprese che in questo periodo si trovano in enorme difficoltà a causa della pandemia da Covid-19. Il provvedimento prevede nel complesso fino a 400 miliardi di euro di prestiti garantiti dallo Stato.

Innanzitutto vengono garantiti prestiti alle imprese per 200 miliardi di euro, concessi attraverso Sace in favore di banche che effettuino finanziamenti alle imprese sotto qualsiasi forma. In particolare, la garanzia coprirà tra il 70 e il 90% dell’importo finanziato, a seconda delle dimensioni dell’impresa, ed è subordinata a una serie di condizioni, tra cui l’impossibilità di distribuzione dei dividendi da parte dell’impresa beneficiaria per i successivi dodici mesi e la necessaria destinazione del finanziamento ad attività produttive localizzate in Italia. Le imprese con meno di 5.000 dipendenti e un fatturato inferiore a 1,5 miliardi di euro potranno avere una copertura pari al 90% dell’importo del finanziamento richiesto e per queste è prevista una procedura semplificata per l’accesso alla garanzia. La copertura scende all’80% per le aziende con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato fra 1,5 e 5 miliardi di euro mentre si arriva al 70% per le quelle con fatturato sopra i 5 miliardi. L’importo della garanzia non potrà superare il 25% del fatturato registrato nel 2019 o il doppio del costo del personale sostenuto dall’azienda.

Il testo prevede anche 30 miliardi per le piccole e medie imprese e le partite Iva e l’accesso alla garanzia rilasciata da Sace qualora le stesse abbiano esaurito la loro capacità di utilizzo del credito rilasciato dal Fondo centrale di garanzia. Quest’ultimo potrà concedere garanzie a titolo gratuito fino a un importo massimo di 5 milioni di euro anche alle imprese con meno di 499 dipendenti, con la garanzia – del Fondo stesso – che sarà pari al 90% dell’importo. Infine, per le imprese con ricavi fino a 3,2 milioni di euro, la garanzia concessa dal Fondo al 90% può essere cumulata con un’altra garanzia di un terzo soggetto, in modo da ottenere prestiti con una garanzia del 100% su finanziamenti di importo massimo di 800.000 euro e comunque non superiori al 25% dei ricavi del beneficiario.

Il decreto potenzia anche il sostegno pubblico all’esportazione, introducendo un sistema di co-assicurazione in base al quale gli impegni derivanti dall’attività assicurativa di Sace sono assunti dallo Stato per il 90% e dalla stessa società per il restante 10. In questo modo saranno liberati 200 miliardi di euro per potenziare le esportazioni che, secondo l’Osservatorio dei conti pubblici italiani, sono state bloccate per il 63,5% dalle misure restrittive attuate dal governo per contenere la diffusione del contagio da Covid-19.

Non solo, perché con questo decreto l’esecutivo si impegna a tutelare le aziende che, prima dell’emergenza, erano in stato di salute, in modo da assicurarne la continuità. Per questo motivo da un lato il governo valuterà se in sede di redazione del bilancio in corso siano stati adottati criteri di prudenza e di continuità alla luce della situazione emergente dall’ultimo bilancio chiuso, dall’altro disattiverà le cause di scioglimento societario per riduzione o perdita del capitale sociale. Inoltre, verranno coinvolti i soci nell’aumento dei flussi di finanziamento verso la società, disattivando i meccanismi che in via ordinaria li pongono in secondo piano rispetto ai creditori. Ancora, queste imprese verranno sottratte all’apertura del fallimento e alle altre procedure fondate sullo stato di insolvenza, che non sarà considerata ai fini del calcolo delle azioni a tutela dei creditori, almeno finché durerà l’emergenza.

Sempre in vista della tutela della liquidità, il decreto prevede altresì il rinvio di contributi previdenziali e assistenziali, ma anche di adempimenti fiscali e tributari da parte di lavoratori e imprese. In particolare, sono sospesi i versamenti di Iva, ritenute e contributi per i mesi di aprile e maggio, per un valore complessivo di 17,3 miliardi di euro. Ma senza che ciò abbia un impatto sul bilancio pubblico, proprio come per tutto il resto delle misure previste dal decreto. Con il provvedimento, poi, la sospensione delle ritenute d’acconto sui redditi da lavoro autonomo previsto dal decreto Cura Italia viene estesa anche alle scadenze di aprile e maggio. Inoltre, il credito d’imposta al 50% per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro viene allargato all’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, mascherine e occhiali. Ancora, sono sospesi fino alla fine dell’anno i termini per le agevolazioni fiscali sulla prima casa, ovvero i 18 mesi entro i quali si deve trasferire la residenza nel comune in cui si trova l’abitazione e i 12 mesi in cui chi vende la prima casa deve acquistare un immobile da adibire ad abitazione principale. Infine, viene prorogato al 16 aprile il termine per i versamenti in scadenza il 20 marzo scorso mentre la Certificazione unica da inviare a fine marzo potrà essere presentata il 30 aprile 2020.

Nonostante la portata economica del decreto sia enorme, potrebbero esserci numerosi intoppi burocratici che creerebbero più di un problema ai beneficiari. Non a caso molte associazioni di imprese hanno lamentato il rischio di perdersi in procedure inadeguate ai tempi strettissimi di cui hanno bisogno per non essere costretti a chiudere. In primo luogo, servirà il via libera della Commissione europea, senza dimenticare l’incertezza sul doppio ruolo del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e di Sace come garanti dei prestiti in base alla richiesta e alla grandezza dell’impresa. Inoltre, alcune categorie potrebbero non gradire la durata limitata dei finanziamenti garantiti, che saranno fino a sei anni, quando per esempio Confindustria aveva chiesto una soglia pari a 30.

Il presidente di Confapi, Maurizio Casasco, ha dichiarato che si sarebbe aspettato una parte dei finanziamenti a fondo perduto. Invece, Innocenzo Cipolletta, presidente di Assonime, ha lamentato un eccesso di segmentazione e di eccessiva regolamentazione, ricordando che “in più sono escluse le aziende già in difficoltà con i pagamenti, magari perché aspettano di incassare dalla pubblica amministrazione“. L’Associazione bancaria italiana, da parte sua, ha subito inviato alle banche una circolare applicativa del decreto sulle misure per fornire liquidità alle imprese, affinché possano attuare subito le norme sulle garanzie pubbliche per i finanziamenti alle imprese in difficoltà. Mai come in questo momento la minima inerzia di uno degli attori coinvolti potrebbe costare carissimo ad alcuni segmenti fondamentali del tessuto socio-economico del Paese.

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