Turismo, richieste e sfide di un settore in difficoltà

Articolo
Giorgia Pelagalli
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Il turismo è uno dei settori più colpiti dalla pandemia da Covid-19 dal momento che ha risentito sia della temporanea sospensione delle attività non essenziali durante il lockdown sia delle conseguenze che le misure di contenimento del contagio stanno avendo e avranno nelle fasi di rilancio delle attività. Una quota considerevole dell’economia italiana poggia su questo comparto e, nonostante le misure di sostegno promosse dal governo, il mercato è in sofferenza e affronta difficoltà che hanno spinto le associazioni di categoria a lanciare un vero e proprio grido di aiuto.

L’importanza che il turismo riveste per la crescita del nostro Paese è stata sottolineata in un report dell’Istat pubblicato ad aprile. Produce il 6% del valore aggiunto nazionale e garantisce all’Italia la prima posizione in Europa per quota di esercizi ricettivi sul totale dell’Unione Europea (circa il 30%). Il settore ricettivo in senso stretto valeva solo nel 2017 circa 25,6 miliardi di euro e, con circa 52.000 imprese, ha dato lavoro a 283.000 addetti. Tuttavia, la primavera perduta ha inciso pesantemente sul bilancio dell’intero settore. L’istituto di statistica ha stimato che in assenza del Covid-19, l’Italia avrebbe registrato tra marzo e maggio 2020 81 milioni di presenze turistiche, il 23% delle presenze annuali di stranieri. Una categoria, tra le altre cose, che avrebbe speso 9,4 miliardi di euro sul territorio nazionale. Anche l’Agenzia Nazionale del Turismo ha previsto per il 2020 un calo del 44% dei visitatori rispetto al 2019. La perdita interesserebbe circa 51 milioni di vacanzieri, il 55% dei quali stranieri. Una percentuale che sarebbe comunque più bassa di quella calcolata per Croazia (-68%) e Grecia (-58%). In particolare, saranno le città d’arte del Paese, dato il loro forte tasso di internazionalizzazione, a risentire maggiormente di questo rallentamento.

Anche gli italiani sono più restii a programmare i loro soggiorni di piacere. Secondo i dati Isnart e Unioncamere, un cittadino su due non andrà in vacanza e delle 24 milioni di persone che decideranno di viaggiare, ben l’86% ha dichiarato di rimanere in Italia. Anche la composizione della domanda sta dunque mutando a causa del coronavirus e mostra un trend in crescita per le vacanze di prossimità.

I dati di Confcommercio si aggiungono a queste segnalazioni e dipingono un quadro preoccupante per il prossimo futuro: circa 45.000 bar e ristoranti e 16.000 agenzie di viaggio sarebbero a rischio chiusura.

Per far fronte a queste problematiche, il governo ha proposto un pacchetto di aiuti e ha avanzato alla Camera la richiesta per un deficit di 25 miliardi per il sostegno dei settori in difficoltà, tra i quali spicca il turismo. Tra le iniziative annunciate, il ripristino del fondo del piano cashless pensato per incentivare i pagamenti con carte e bancomat, la proposta del ministro delle Politiche agricole, Alimentari e Forestali Teresa Bellanova per un bonus di 5.000 euro a fondo perduto da concedere a esercizi pubblici di ristorazione per l’acquisto di prodotti agroalimentari nazionali e, ancora, la proroga del bonus di 600 euro – voluto dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo – dedicato ai lavoratori stagionali del turismo e del mondo dello spettacolo.

Ciononostante, Aidit Federturismo Confindustria, Assoviaggi Confesercenti, ASTOI Confindustria Viaggi e Fto Confcommercio hanno firmato una richiesta di soccorso indirizzata al governo, in particolare per tour operator e agenzie di viaggi. La disoccupazione che potrebbe scaturire dai licenziamenti e dalle chiusure di massa a settembre 2020 graverebbe pesantemente sul bilancio dello Stato e le associazioni si sono dichiarate pronte ad azioni di protesta in assenza di un impegno pubblico dell’esecutivo a intervenire in maniera significativa sul comparto.

Un’accusa particolare da parte delle associazioni è rivolta, invece, al Bonus Vacanze, ritenuto non in grado di fornire un contributo determinante per la crisi del settore. Secondo Isnart e Unioncamere, tra le strutture alberghiere che hanno deciso di riaprire l’attività nonostante la domanda contratta e gli elevanti costi di adeguamento alle politiche di distanziamento sociale, il 30,8% non accetta il bonus e il 57,6% non ha ricevuto prenotazioni con questa modalità.

Quelle che a marzo erano solo previsioni”, si legge nel documento “a inizio agosto sono divenute dati certi che, nella loro crudezza, confermano decrementi che dovrebbero portare qualsiasi governo a introdurre con urgenza ogni misura utile. Non si è perso solo il fatturato da marzo ad agosto, è a rischio quello di un intero anno”.

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