Il passaggio di Borsa Italiana a Euronext e il ruolo di Cdp

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Michele Masulli
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E’ nato un colosso europeo delle contrattazioni di borsa con una rilevante partecipazione nazionale. Borsa Italiana è entrata in Euronext, il listino paneuropeo che riunisce le borse di Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Oslo, Lisbona e Dublino. Più nello specifico, come si vociferava da tempo, London Stock Exchange (LSE), la Borsa di Londra che nel 2007 aveva rilevato la Borsa Italiana per 1,6 miliardi di euro, ora l’ha venduta a Euronext per 4,3 miliardi. Da una parte, LSE potrebbe ora definitivamente procedere con l’acquisizione della data company Refinitiv, vincendo le preoccupazioni della Commissione europea per la concorrenza nel mercato del reddito fisso rivolto agli investitori istituzionali, mentre dall’altra, Euronext è diventata così la principale piazza azionaria dell’area euro, con 1.836 società quotate (dall’Italia verrebbe poco più di un terzo delle attività), una capitalizzazione complessiva di 4,4 miliardi e 11,7 miliardi di scambi giornalieri.

Contestualmente, Euronext si è smarcata da un’ipoteca francese e ha rafforzato la dimensione europea. Basti guardare le partecipazioni al suo interno: l’italiana Cassa Depositi e Prestiti e la francese Caisse des dépôts et des consignations alla pari con il 7,3%. Una quota del 4,5% sarà detenuta da Sfp, l’omologa di Cdp in Belgio, mentre Intesa San Paolo avrà un peso dell’1,3%, al pari di Bnp-Paribas. Inoltre, il presidente del Consiglio di sorveglianza sarà di designazione italiana, ruolo originariamente di spettanza olandese.

La Borsa Italiana contribuirà in misura importante all’infrastruttura finanziaria europea. Sulla base dei dati del 2019, apporterà 464 milioni di ricavi, più della metà degli 826 milioni di Euronext, e 264 milioni di Ebitda rispetto a 447 milioni. Per il presidente di Cdp, Giovanni Gorno Tempini, questa operazione contribuisce a dare centralità all’Italia”. Attività di Piazza Affari come il listino ELITE, MTS, Montetitoli e Cassa di Compensazione e Garanzia spa saranno al servizio di tutta Euronext. Come viene riportato nel comunicato del ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, ELITE, la piattaforma attivata in collaborazione con Confindustria dedicata alle aziende a forte potenziale di crescita che intendono avvicinarsi ai mercati dei capitali, beneficerà delle sinergie di gruppo e potrà promuovere più efficacemente la finanza di mercato presso le piccole e medie imprese italiane. MTS conseguirà una posizione di leadership a livello europeo nella negoziazione di obbligazioni governative. Monte Titoli S.p.A. si candida al ruolo di maggiore depositario centrale all’interno del gruppo Euronext mentre Cassa di Compensazione e Garanzia Spa rappresenterà l’unica controparte centrale di proprietà del gruppo integrato, con la possibilità di diventare un pilastro importante della strategia in ambito post-trading di Euronext.

I data center di Borsa, inoltre, torneranno in Italia. Per i vertici del governo e di Cdp, l’operazione permetterebbe alle società che intendono quotarsi di ottenere più facilmente capitali. Verrà dedicata attenzione particolare allo sviluppo di programmi che facilitino le imprese nell’accesso di finanziamenti azionari e obbligazionari, oltre che ad ampliare il pool di liquidità e delle opportunità di investimento.

Non mancano, tuttavia, alcune voci critiche sull’operazione. Tra queste, si distingue quella del professore e vicepresidente di Cdp, Luigi Paganetto, che ha messo in guardia da un riflesso condizionato per cui Cassa Depositi e Prestiti agisca da sportello per le richieste della pubblica amministrazione o del privato. Inoltre, ha richiamato il gruppo a definire i propri investimenti, dato che “i fondi non sono illimitati”, in relazione alle proprie priorità: né la Borsa né Autostrade lo sarebbero, al contrario della rete unica della banda larga.

L’ingresso di Cdp in Euronext è arrivato poco dopo la conclusione dell’affare Sia-Nexi (Cdp aveva investito nell’80% di Sia nel 2014) per dare vita a un campione nazionale dei pagamenti digitali con ricavi aggregati pro-forma nel 2019 di 1,8 miliardi di euro e un Ebitda di 1 miliardo, che sarà controllato dal gruppo Cdp. Nel merito dell’operazione Borsa-Euronext, Paganetto non trova ragioni per entrare nella governance della Borsa, le cui eventuali disfunzioni dovrebbero essere oggetto delle attenzioni delle Autorità di regolamentazione. Se, al contrario, lo scopo è quello di favorire la quotazione delle piccole e medie imprese italiane, “questo dovrebbe avvenire di impulso della borsa medesima a crescere”. L’invito del vicepresidente di Cdp è, quindi, a “decidere quello che vogliamo essere”.

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