La risposta del mercato elettrico all’emergenza Covid-19

Articolo
Giusy Massaro
elettricità

L’emergenza epidemiologica che ha caratterizzato tutto il 2020 ha messo ulteriormente in evidenza il ruolo e l’importanza dell’elettricità, tanto da spingere la IEA – International Energy Agency – a pubblicare il suo primo rapporto sul mercato dell’elettricità, che dal prossimo anno, ha fatto sapere il direttore esecutivo Fatih Birol, verrà pubblicato regolarmente su base semestrale. Il rapporto, uscito lo scorso 14 dicembre, fornisce nuovi approfondimenti su questo settore critico.

La domanda globale di elettricità nel 2020 dovrebbe diminuire di circa il 2%. Si tratta del più grande calo annuale dalla metà del XX secolo, molto di più di quanto sia stata in grado di fare la crisi finanziaria globale che nel 2009 ha fatto registrare una riduzione della domanda di energia elettrica dello 0,6%. L’attuale contrazione è il risultato della pandemia da Covid-19, delle conseguenze che l’emergenza produce ancora oggi sulle attività economiche e delle misure adottate per prevenire la diffusione del virus. Se si considera che circa il 42% della domanda finale globale di elettricità proviene dall’industria, e il 22% dal settore dei servizi commerciali e pubblici, è facile intuire come attività economica e consumo di elettricità siano strettamente collegati e come le misure restrittive di lockdown siano stati fortemente impattanti per il mercato elettrico. Nelle economie avanzate i due settori sono responsabili di quote più o meno uguali (circa il 32%). Nelle economie emergenti e in via di sviluppo prevale l’industria, dove viene consumata circa la metà della domanda finale (mentre commercio e settore dei servizi pubblici ne rappresentano solo il 14%).

Il consumo globale di elettricità è dunque destinato a diminuire del 2% nel 2020, decisamente meno del 5% che la IEA stessa aveva previsto ad aprile nel suo Global Energy Review. Ciò è in gran parte dovuto alla forte – e inaspettata – ripresa in Cina e (in misura minore) in India. La domanda è diminuita di oltre il 3% nel primo trimestre a causa dei blocchi, laddove la pandemia ha avuto inizio, e di un inverno molto mite nell’emisfero settentrionale. Nel secondo trimestre, tuttavia, nonostante il calo notevole registrato in alcuni mercati (anche di oltre il 20% in certi casi), in Cina – che ricordiamo rappresenta il 28% del consumo mondiale di elettricità – la domanda è, invece, aumentata del 3,9% rispetto al secondo trimestre del 2019, seguita da un +6% (anno su anno) nel terzo trimestre, andando così in parte a compensare la pesante riduzione nel resto del pianeta.

Il rapporto prevede altresì una prossima stretta su carbone, gas e nucleare, per i quali si stima un calo nel 2021, rispettivamente del 5, 2 e 4%. Un trend, questo, reso possibile in buona parte dal calo della domanda di elettricità appena descritto, combinato con l’evoluzione della produzione di energia rinnovabile, che dovrebbe crescere di quasi il 7% nel 2020, grazie ai contratti a lungo termine, a un accesso prioritario alla rete e all’installazione di nuovi impianti.

Le tendenze descritte hanno avuto naturalmente un effetto anche sui prezzi all’ingrosso dell’elettricità, decisamente crollati nel 2020: il calo medio è stato del 28% nel 2020, seguito peraltro da un -12% nel 2019.

Quali sono, quindi, le aspettative per il 2021? Dopo lo shock del 2020, secondo l’agenzia assisteremo a una ripresa, seppur modesta, nel 2021 quando la domanda globale di elettricità dovrebbe crescere di circa il 3%. A guidare questo processo dovrebbero essere le economie emergenti e in via di sviluppo, in particolare Cina e India. La crescita delle energie rinnovabili (in particolare, eolico e solare fotovoltaico) dovrebbe rimanere il trend principale del 2021, mentre la produzione da carbone dovrebbe crescere del 3% e gli impianti a gas dell’1%. Nel frattempo, il nucleare nel 2021 (+2,5%) interesserà maggiormente i Paesi sviluppati.

Una dinamica siffatta porterà, nel prossimo anno, a un aumento delle emissioni di CO2 intorno al 2%, a fronte di un calo che per il 2020 dovrebbe essere pari al 5%.

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