Treni e metropolitane in Italia. Il trasporto ferroviario nell’anno della pandemia secondo Legambiente

Articolo
Andrea Pecorelli
metropolitane

Nonostante l’elevato numero di lavoratori ancora in smartworking, continuano a verificarsi nel nostro Paese grandi disagi a causa delle linee ferroviarie e metropolitane (in condizioni critiche anche prima della pandemia) sempre sovraffollate. Basti pensare che nel periodo pre-Covid era stato registrato un aumento importante del numero di passeggeri sui treni ad alta velocità. Mentre era crollato il numero di viaggiatori sugli Intercity, con differenze sostanziali tra Nord e Sud. Un aumento di cui si deve necessariamente tenere conto, soprattutto se si pensa alle scelte necessarie da intraprendere per ridurre le emissioni di gas serra nel settore dei trasporti e per poter rientrare negli obiettivi europei vincolanti fissati al 2030. È questa la fotografia scattata dal rapporto annuale sul trasporto ferroviario di Legambiente intitolato “Pendolaria 2021“, che descrive nel dettaglio i vecchi problemi da risolvere e le nuove sfide da affrontare.

SOVRAFFOLLAMENTO E DISAGIO PER I PENDOLARI

Ogni giorno più di sei milioni di pendolari affrontano il loro viaggio, su treni regionali o metropolitane, per andare a lavoro o a scuola. Un numero, questo, cresciuto del 7,4% tra 2018 e 2019. Ad aspettarli, vecchi vagoni, assembramenti causati dalla soppressione delle corse e la difficoltà, che a volte diventa più che altro un’impossibilità, a mantenere il dovuto distanziamento. Nonostante la riduzione dei passeggeri dovuta allo smartworking, dal rapporto emerge come la situazione resti drammatica su quelle che vengono descritte da anni da Legambiente come le linee peggiori d’Italia: a detenere questo triste primato, la Cumana, la Circumflegrea e la Circumvesuviana a Napoli. E ancora, la ferrovia Roma Nord e la linea Porta S. Paolo – Lido di Ostia a Roma. Sebbene la questione del sovraffollamento delle corse fosse già un disagio prima della pandemia, la situazione di emergenza sanitaria l’ha resa un problema che non può più attendere. Da questo punto di vista, la salute e il benessere dei passeggeri che ogni giorno transitano in stazione e viaggiano sui treni rischia di fatto di risultarne compromessa.

L’AUMENTO DEI PASSEGGERI E IL DIVARIO TRA NORD E SUD

Secondo il rapporto, tra il 2008 e il 2019 i passeggeri sui treni ad alta velocità (Trenitalia e Italo) sono passati da 6,5 a 40 milioni, un aumento del 515% dovuto principalmente al raddoppio della flotta dei convogli. Dal 2011 al 2019 gli spostamenti sui treni regionali sono aumentati, invece, del 6% con numeri molto diversi a seconda della regione: mentre in alcune è quasi raddoppiato (Emilia-Romagna, provincia di Trento, provincia di Bolzano, Puglia, Friuli-Venezia Giulia), in altre si è assistito a un calo importante, come in Molise (-11%), Abruzzo (-19%), Calabria (-25%), Basilicata (-35%) e Campania (-44%). Tra i motivi, anche i ritardi infrastrutturali: su 19.353 chilometri di linee ferroviarie in Italia, il 56% è a binario unico. E la maggior parte si trova nel Mezzogiorno.

NEXT GENERATION EU, È QUESTO IL VERO TRENO DA NON PERDERE

Coordinato con un piano di riforme strutturali per dare continuità agli investimenti e accompagnato da risorse nazionali, il Next Generation Eu potrebbe rappresentare una svolta per la mobilità in Italia. Gli interventi dovranno essere mirati ad abbattere il livello di emissioni nel settore dei trasporti e ad avere un impatto positivo sull’occupazione.
Tutti i dati pre-pandemia confermano la voglia degli italiani di prendere treni, metro e tram, lasciando a casa l’auto“, ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini. Che ha poi continuato: “Con il Recovery Plan dobbiamo accelerare questa prospettiva attraverso investimenti e riforme non più rinviabili, dal recupero dei ritardi infrastrutturali nelle aree metropolitane all’elettrificazione delle linee ferroviarie al Sud, al potenziamento delle linee nazionali secondarie“. Nella bozza di Recovery Plan approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 gennaio e inviata alla Camera, le risorse previste per il settore dei trasporti erano pari a 35 miliardi di euro. Rimane, però, da capire cosa succederà dopo l’arrivo a Palazzo Chigi di Mario Draghi che ha conferito la cabina di regia sul Next Generation Eu al ministero dell’Economia e delle Finanza guidato ora da Daniele Franco.

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