Digitalizzazione della pubblica amministrazione, a che punto siamo

Articolo
Thomas Osborn
amministrazione

L’emergenza sanitaria ed economica provocata dalla diffusione del Covid-19 ha riportato alla luce l’importanza di avere servizi pubblici digitali, sicuri e accessibili per ogni fascia d’età. La rivoluzione digitale della pubblica amministrazione, nata sostanzialmente nel 2015 con la riforma voluta dall’ex ministro per la Semplificazione Marianna Madia, si prepara ora ad affrontare mesi di ulteriori accelerazioni e a diventare una delle priorità non solo del nuovo governo Draghi, ma anche dell’intero piano di investimenti europei del Recovery Fund. In questo scenario, i prossimi mesi saranno un crocevia fondamentale al quale il nostro Paese non può arrivare impreparato.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DIGITALE, L’AVANZAMENTO NEL 2020

Il 2020 ha visto un forte avanzamento nella diffusione e nell’utilizzo dei servizi digitali della pubblica amministrazione. A trainare le statistiche sono soprattutto lo Spid, il servizio per l’identità digitale, e la Carta d’identità elettronica, che negli ultimi mesi hanno consentito di usufruire di molte delle misure anti-Covid introdotte dal governo, dai vari bonus fino al cashback. Analizzando i dati relativi al rilascio dello Spid, si osserva come questo sia triplicato nel corso del 2020 e sia passato dai 5,7 milioni di gennaio dello scorso anno ai 17,6 milioni di oggi. Questa crescita è particolarmente significativa, soprattutto se si considera che nel gennaio 2019 il numero di rilasci era solamente di circa 3,5 milioni. Ancora più marcato è l’aumento del numero di accessi legati all’identità digitale, che nello stesso periodo è aumentato del +389%, passando da 6,3 milioni a 30,8 milioni.

NON SOLO SPID: CRESCITA DI TUTTI I SERVIZI

Dati positivi emergono anche dal numero di carte d’identità elettroniche rilasciate, che è cresciuto notevolmente e ha sfiorato i 19 milioni, di cui 6 solo nel 2020, e dal servizio PagoPA, che nell’ultimo anno ha raddoppiato il numero di transazioni per un valore complessivo di quasi 20 miliardi di euro. Gli ultimi mesi del 2020 hanno visto la diffusione anche di un altro servizio ideato per diventare un pilastro della transizione digitale del nostro apparato pubblico, ovvero l’app IO. Sebbene sia nata come una piattaforma pensata per permettere a tutti i cittadini di avere un nuovo e unico punto di accesso telematico ai servizi, alle informazioni e alle comunicazioni della pubblica amministrazione, l’app IO ha visto accrescere la propria diffusione soprattutto grazie al cashback introdotto dal governo Conte nel periodo natalizio. Secondo i dati ufficiali, a oggi sono 10,3 milioni i download dell’applicazione e quasi il 60% degli utenti ha avuto accesso all’app attraverso Spid.

LA SCADENZA DI FINE FEBBRAIO

Alla fiducia da parte dei cittadini e all’impennata nella diffusione, però, non sempre è corrisposta la capacità e l’adattabilità delle pubbliche amministrazioni centrali e locali. Il contesto critico dell’ultimo anno ha fatto scattare il campanello d’allarme con governo e autorità di mercato che hanno introdotto diverse misure per accelerare i processi di digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni in modo da favorire l’adeguamento alle nuove necessità. Tra queste, la scadenza del 28 febbraio 2021 fissata dal decreto legge Semplificazioni (articolo 24 del Dl 76/2020), entro la quale l’identità digitale e la carta d’identità elettronica sarebbero dovute diventare, insieme alla Carta nazionale dei servizi, le sole credenziali per accedere ai servizi digitali della pubblica amministrazione centrale e locale. Inoltre, il decreto Semplificazioni impone anche agli enti pubblici l’obbligo di integrare, entro la stessa data, PagoPa nei propri sistemi di incasso per la riscossione delle entrate, obbligo che veniva rimandato dal 2018.

LE CRITICITÀ DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

A seguito della conversione del decreto, che ha visto l’introduzione di una proroga sino alla fine dell’emergenza Covid per circa 5.000 comuni con meno di 5.000 abitanti, la deadline di fine febbraio riguardava poco meno di 23.000 amministrazioni. Di queste, però, solo un quarto (6.283) hanno introdotto Spid nei propri servizi mentre, a gennaio 2021, erano soltanto 42 gli enti che avevano adottato la Carta d’identità elettronica come chiave di accesso. Anche i dati che riguardano PagoPa fanno emergere un quadro disomogeneo. Sebbene ufficialmente circa l’80% dei comuni abbia aderito alla piattaforma, secondo le stime del Sole 24 Ore solo il 37% degli enti ha almeno un servizio realmente attivo con essa. La lunga lista delle realtà inadempienti, che include scuole, ospedali, ma anche grandi comuni, è rappresentativa delle numerose difficoltà che riguardano non solo il livello di adattabilità delle amministrazioni pubbliche, ma anche gli strumenti di controllo e verifica che avrebbero dovuto garantire la piena attuazione del decreto. Proprio su quest’ultimo tema è intervenuto sul Sole 24 Ore, nell’articolo a firma di Alessandro Longo, il professor Eugenio Prosperetti: “Lo sanno tutti e l’ha riconosciuto la stessa PagoPa: l’impianto sanzionatorio per le amministrazioni inadempienti resta molto debole. Questo al netto di situazioni dove far rispettare l’obbligo in tempi di Covid è molto difficile, oggettivamente. Si pensi agli ospedali. Non si possono mica bloccare le strutture sanitare perché non possono fare pagamenti via PagoPa.

I PROSSIMI PASSI PER LA DIGITALIZZAZIONE

Secondo l’Agenzia per l’Italia Digitale, è verosimile che nel mese di marzo incrementeranno le richieste di Spid, con una possibile estensione dell’utilizzo anche tra fornitori privati. Anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha sottolineato l’importanza della digitalizzazione come strumento abilitante per la crescita economica e per le riforme strutturali dello Stato. Attraverso la quale sarà possibile ripensare la sanità territoriale e il fisco con strumenti più efficienti e trasparenti. Secondo Draghi, questa dovrà inoltre essere accompagnata da nuove assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, in modo da abbassare l’età media dei dipendenti statali e favorire competenze e adattabilità alle sfide tecnologiche. Nel suo primo discorso al Senato Draghi ha ribadito che “la riforma [della PA] dovrà muoversi su due direttive: investimenti in connettività con anche la realizzazione di piattaforme efficienti e di facile utilizzo da parte dei cittadini; aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici, anche selezionando nelle assunzioni le migliori competenze e attitudini in modo rapido, efficiente e sicuro, senza costringere a lunghissime attese decine di migliaia di candidati“.