La sfida della transizione ecologica nel piano italiano per il Recovery Fund

Articolo
Michele Masulli
transizione ecologica
Credit: Pixabay

L’Italia mette la transizione ecologica in testa alle prospettive di riforma del Paese. Dalle bozze del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) “#Next Generation Italia” emerge come la missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” benefici più di tutte delle risorse che saranno messe a disposizione del nostro Paese, con interventi per un ammontare pari a 74,3 miliardi di euro. Seguono a distanza le misure previste per la missione “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”, che totalizzano 48,7 miliardi di euro.

I 74,3 miliardi dedicati all’ambiente rappresentano una quota pari al 37,9% sul totale delle risorse del PNRR italiano, ponendosi in linea, pertanto, con l’obiettivo europeo di destinare a investimenti e riforme verdi secondo l’impianto dell’European Green Deal il 37% delle risorse del Recovery and Resilience Facility. L’Italia ambisce così a incamminarsi sul sentiero che condurrà alla neutralità climatica entro il 2050, target che richiede un ampio spettro di riforme abilitanti e un volume consistente di investimenti.

In generale, il Piano immagina azioni che conducano a una riduzione cospicua della domanda di energia (in particolare nel settore residenziale/commerciale e nei trasporti), a una quota più elevata delle fonti rinnovabili nel mix energetico (unita a un’estesa elettrificazione negli usi finali e alla produzione di idrogeno) e a un aumento della capacità di assorbimento della CO2.

La missione, inoltre, si articola in 4 linee di azione.

La prima, “Impresa verde ed economia circolare”, prevede una spesa di 6,3 miliardi e pone come priorità la promozione della sostenibilità ambientale nella filiera dell’agricoltura, il supporto a processi innovativi di decarbonizzazione tramite progetti di economia circolare e l’elaborazione di un piano nazionale sullo stesso tema. Se l’Italia presenta già oggi ottime performance (comparate al quadro europeo) relativamente all’uso efficiente delle risorse, nuove sfide sono poste dal recente recepimento delle direttive del “Pacchetto economia circolare” che introduce target specifici per i rifiuti urbani (riciclo del 55% entro il 2025 e del 65 entro il 2035), i rifiuti da imballaggi (70% di riciclo entro il 2030) e per l’utilizzo delle discariche (soglia massima del 10% dei rifiuti urbani con smaltimento in discarica entro il 2035). In questo ambito, si ritiene imprescindibile intervenire su una delle maggiori criticità del settore e cioè il gap impiantistico della filiera del riciclo, per cui sarà necessario ammodernare gli impianti esistenti e realizzarne di nuovi per il trattamento meccanico biologico (TMB) dei rifiuti.

La seconda linea d’azione, “Transizione energetica e mobilità locale sostenibile” (18,5 miliardi), interviene nel campo della produzione di energia rinnovabile. In particolare, si punta tutto sulla creazione di una pipeline di nuovi progetti greenfield rinnovabili con iter autorizzativi in tempi certi, sul supporto a progetti di floating PV, eolico offshore e impianti in grid parity, sulla promozione dell’autoproduzione collettiva di elettricità pulita (tramite la costituzione di comunità energetiche e l’autoconsumo, superando il regime dello scambio sul posto), sul biometano da destinare al trasporto e sugli investimenti per produrre idrogeno in siti brownfield e da elettrolisi e la creazione di stazioni di rifornimento. Nel campo della mobilità locale sostenibile, invece, si pensa di rafforzare le infrastrutture di rete attraverso la promozione degli accumuli, la realizzazione di smart grid e l’installazione sistemi di ricarica elettrica e vehicle-to-grid, oltre a promuovere sperimentazioni per i servizi digitali a supporto della pianificazione urbana.

La terza linea d’azione riguarda l’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici, alle quali sono dedicati 40,1 miliardi di euro. Si tratta di un segmento che incrocia una dimensione molto importante della strategia di decarbonizzazione, in quanto il settore residenziale genera più di un terzo dei consumi totali di energia in Italia. In questo ambito si ritiene di dover procedere con un Piano di efficientamento degli immobili pubblici, a partire dagli edifici scolastici, dalle strutture ospedaliere e dal patrimonio abitativo di edilizia residenziale pubblica nazionale, e di rafforzare le misure a sostegno dell’efficientamento dell’edilizia privata, a cominciare dall’estensione del superbonus.

La quarta e ultima linea guida, “Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica” (9,4 miliardi), contempla invece interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico e di irrobustimento della resilienza agli eventi climatici estremi, insieme al sostegno all’utilizzo efficiente e alla qualità delle acque. Nel complesso, si intende migliorare l’adattamento al cambiamento climatico del territorio e favorire i processi di decarbonizzazione attraverso interventi di forestazione e di efficientamento energetico.

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