Gli effetti del coronavirus sul mercato discografico italiano

Articolo
Giulia Palocci
discografico

Il coronavirus ha colpito anche il mercato discografico italiano. Una brusca battuta d’arresto quella che il comparto è costretto a vivere in questi primi mesi del 2020, dopo che solo nel 2019 aveva fatto registrare una crescita complessiva di oltre l’8%. A renderlo noto è la Federazione industria musicale italiana, secondo cui il calo, già nelle prime settimane dell’emergenza, ha colpito tutti i segmenti del settore: dallo streaming alla vendita di cd e vinili, passando per gli eventi pubblici e i concerti.

IL CALO REGISTRATO NEL SETTORE

Con l’intera filiera della musica ferma ormai da più di un mese, sono già evidenti i primi effetti dell’emergenza coronavirus sul mercato discografico italiano. I negozi e le catene di intrattenimento sono chiuse, molte pubblicazioni sono invece rimandate già a dopo l’estate e le sale di registrazione sono inaccessibili. Un quadro molto negativo. I cali sono evidenti soprattutto in tre segmenti: quello fisico, che include il mercato dei cd e dei vinili, ha visto una riduzione di oltre il 60%, quello dei diritti, sceso di oltre il 70% a causa della chiusura degli esercizi commerciali e dell’assenza di eventi, e, infine, quello delle sincronizzazioni, anch’esse in grave sofferenza. I primi numeri negativi sono stati registrati pure nel campo dello streaming a causa dell’assenza di nuove release, che solitamente fanno da traino agli ascolti, e della scarsa mobilità dei consumatori. Secondo i dati diffusi dall’International Federation of the Phonographic Industry (Ifpi), in Italia il 76% di chi ascolta musica lo fa in auto mentre il 43 nel tragitto casa-lavoro. Inoltre, la grande quota di produzione italiana, che ha rappresentato ben l’87% degli album più venduti nel 2019, è quella che potrebbe soffrire di più dallo stato attuale di crisi. Con sale di registrazione ferme, concerti e tour bloccati, l’impatto su tutta la filiera dei creativi, dei tecnici di studio e dei lavoratori del settore potrebbe essere devastante.

IL RECORD DEL 2019

Si parla di numeri che fanno ancora più discutere se si pensa che solo nel 2019 l’intero settore aveva registrato una crescita complessiva dell’8%, la più elevata dei precedenti cinque anni, per un valore di 247 milioni di euro. In particolare, a trainare il mercato erano stati lo streaming con un aumento del 26,7% e il digitale, che aveva conquistato nel nostro Paese una fetta che rappresenta oggi oltre il 70% dell’intero ammontare dei ricavi. Rilevante è anche il sorpasso dell’audio streaming free sostenuto dalla pubblicità sullo streaming video, con 21 milioni di euro contro 18 milioni, confermando ancora una volta la presenza di un effettivo value gap nella remunerazione da piattaforme come YouTube. In deciso declino – che purtroppo potrà essere solo ulteriormente aggravato dall’attuale crisi – il segmento fisico, ora sceso del 13,8%: nel dettaglio, per i cd il calo registrato è di quasi il 21% mentre i vinili riescono a mantenere un un aumento che, seppur modesto, si attesta al 7,3.

IL BONUS CULTURA

Ma quali fattori hanno contribuito alla crescita del settore nel 2019? Primo fra tutti, il Bonus cultura, che ha generato ricavi per quasi 20 milioni di euro. Non a caso proprio l’estensione del bonus a una più ampia platea di consumatori potrebbe essere uno degli strumenti – insieme a un allargamento del tax credit per le produzioni discografiche – da rendere strutturale nel dopo crisi.

LE PROPOSTE PER SUPERARE LA CRISI

Le misure richieste dalle aziende discografiche italiane, oltre a quelle più generali rese già disponibili dal decreto Cura Italia (di cui abbiamo parlato in questo articolo), dovrebbero concentrarsi poi sulla fase di ripresa delle attività. Soprattutto sarà necessario un focus sugli elementi fiscali, come l’estensione del tax credit a tutte le opere, sulla riduzione dell’Iva al 4% – così come per l’editoria – e su un allargamento della platea destinataria del bonus cultura.

Fonte: Ifpi

Qui il link al comunicato.

Ufficio stampa e Comunicazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nata a Roma nel 1992, Giulia Palocci si è laureata con il voto di 110 e lode in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’università Luiss Guido Carli con una tesi sul contrasto al finanziamento del terrorismo nei Paesi del Sud-est asiatico.

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