Golden power, come si estende lo scudo a protezione delle aziende italiane

Articolo
Michele Masulli
SURE

Se ne parlava da settimane e alla fine è arrivato. Nella seduta di lunedì 6 aprile il Consiglio dei ministri ha decretato l’estensione del golden power a protezione di ulteriori settori strategici dell’industria nazionale. “La nuova norma sul Golden Power è una misura senza precedenti che questa fase di emergenza impone di adottare per tutelare gli asset del Paese“, ha commentato a Formiche.net, intervistato da Flavia Giacobbe, il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro. Che poi ha aggiunto: “Abbiamo ampliato i settori, ricompreso le Pmi ed esteso l’applicazione anche all’interno dell’Ue, aumentando al contempo gli obblighi di comunicazione per le operazioni di acquisto e prevedendo la possibilità di agire d’ufficio. In questo modo abbiamo blindato le aziende strategiche dell’economia nazionale da ogni tentativo di scalata ostile“.

La disciplina del golden power non è un fatto nuovo nell’ordinamento italiano. Il decreto legge numero 21 del 2012 aveva ridefinito l’esercizio di poteri speciali esercitabili da parte del governo al fine di tutelare gli assetti proprietari in settori ritenuti strategici e di interesse nazionale. Si faceva riferimento, in particolare, ai comparti della difesa e della sicurezza nazionale nonché ad ambiti di attività ritenuti di interesse strategico nei settori dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni. Tra gli altri, per poteri speciali si intendevano la facoltà di porre il veto all’adozione di determinate delibere societarie, di opporsi all’acquisto di partecipazioni o di dettare specifiche condizioni perché questo potesse avvenire. Il provvedimento, inoltre, rendeva compatibile con il diritto europeo la disciplina nazionale del golden power, che era stata oggetto di una pronuncia di condanna da parte della Corte di giustizia Ue e di censura da parte della Commissione europea, che già con la Comunicazione 97/C 220/06 del 19 luglio 1997 aveva definito criteri e obiettivi per rendere ammissibile il ricorso a poteri speciali da parte degli Stati membri.

Il 6 aprile, quindi, il Consiglio dei ministri, insieme a misure straordinarie di sostegno alle imprese nell’ambito dell’accesso al credito, del supporto alla liquidità, dell’internazionalizzazione e della continuità aziendale, oltre che di sospensione dei versamenti fiscali e contributivi, ha disposto il rafforzamento dei poteri speciali nei settori di rilevanza strategica e degli obblighi di trasparenza in materia finanziaria. In particolare, è stato deciso di anticipare, con effetto immediato, l’ampliamento dell’ambito di intervento oggettivo della disciplina golden power ai settori di rilevanza strategica definiti dal Regolamento europeo numero 452 del 2019, che istituisce un quadro normativo per il controllo degli investimenti esteri diretti nell’Unione.

Si consente, così, di sottoporre all’autorizzazione preventiva le operazioni rilevanti in merito, tra l’altro, ai settori finanziario, creditizio e assicurativo, alle infrastrutture e tecnologie critiche – tra cui l’energia, i trasporti, l’acqua e la salute – alla sicurezza alimentare, all’accesso a informazioni sensibili, all’intelligenza artificiale, la robotica, i semiconduttori, la cibersicurezza, le nanotecnologie e le biotecnologie. Si prevede, inoltre, la possibilità per il governo di aprire il procedimento d’ufficio, nel caso in cui le imprese non assolvano agli obblighi di notifica previsti.

Lo scudo del golden power andrà anche a dividere il mercato unico europeo. Infatti, viene esteso, in via transitoria fino al 31 dicembre 2020, il campo di applicazione della disciplina dei poteri speciali anche a operazioni intra-europee, che richiederanno quindi l’autorizzazione preventiva del governo nel caso di acquisizione del controllo di asset rientranti nei settori sopra citati. Per le operazioni extra-europee, invece, l’ampliamento della disciplina, sempre in via transitoria, riguarderà anche le acquisizioni di partecipazioni superiori al 10% da parte di soggetti non appartenenti all’Unione europea, se superiori alla soglia di un milione di euro.

L’allarme per possibili scalate ostili si era registrato ai primi significativi cali degli indici di borsa di inizio marzo, con consistenti erosioni della capitalizzazione, causati dal diffondersi del contagio nel Nord Italia, oltre che dal crollo del petrolio sui mercati internazionali. Particolare preoccupazione si segnalava, inoltre, per Generali (dall’azionariato molto frammentato, dove il socio principale, Mediobanca, detiene il 13%) e per Unicredit, entrambe nelle mire francesi. La Consob, per questi motivi, ha disposto il divieto di vendita allo scoperto per tre mesi e introdotto un regime di trasparenza rafforzata sulle partecipazioni detenute in 48 società quotate al Mta con capitalizzazione superiore ai 500 milioni di euro e ad azionariato diffuso. Il Copasir, ossia il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, aveva più di tutti spinto per l’adozione di misure straordinarie.

Non mancano, tuttavia, le voci che esprimono contrarietà all’estensione del golden power. Su tutte, si leva per autorevolezza il parere del giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese, che, in un’intervista rilasciata al direttore della comunicazione di I-Com Andrea Picardi, ha dichiarato: ”Sono fortemente contrario a provvedimenti di questo tipo perché vogliono dire che la struttura industriale italiana e lo Stato sono deboli e che quindi è necessario avere una pistola, un’arma, per potersi difendere”. Richiamando, altresì, quanto scritto nella Carta Costituzionale in merito alla promozione del risparmio privato al fine di indirizzarlo alla proprietà dei grandi complessi produttivi del Paese. Se così si facesse, dice Cassese, “non ci sarebbe bisogno di barriere. Ci sarebbero italiani che comprano le azioni delle aziende italiane”.

Se da un lato i problemi di crescita dimensionale e di relazione con i mercati dei capitali delle imprese italiane sono noti, così come la quota elevata di risparmio degli italiani che si direziona verso la rendita (o comunque verso usi improduttivi) d’altro canto istituti della tipologia del golden power, che sono innanzitutto strumenti di deterrenza prima che di intervento, sono rinvenibili negli ordinamenti dei maggiori Paesi europei, si pensi alla “golden share” inglese o alla “action spécifique” francese.

Le autorità francesi, inoltre, hanno assunto azioni in linea con quelle italiane e le preoccupazioni di Roma e Parigi erano condivise anche nella lettera che nove tra capi di Stato e di governo europei hanno recentemente inviato al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, oltre che discusse nel meeting informale dei ministri con delega all’Industria e al Mercato interno dell’Ue tenutosi in videoconferenza il 20 marzo. Strumenti di una politica industriale maggiormente assertiva, infine, erano contemplati già nel febbraio 2020 nella “Strategia per l’industria nazionale 2030” della Germania e nelle bozze della nuova Strategia industriale europea. Se quelli presentati saranno i tratti di una politica industriale comune agli Stati europei, di più lungo periodo o soltanto un viatico per oltrepassare l’emergenza, saranno i tempi a dirlo.

He currently serves as Director of the Energy Area at the Institute for Competitiveness (I-Com), where he has been Research Fellow since 2017. Graduated in Economics and Economic Policy at the Alma Mater Studiorum – University of Bologna, he subsequently obtained a master's degree in "Export management and development of international projects" at the Sole24Ore Business School. He is currently a PhD student in Applied Economics at the Department of Economics of the University of Roma Tre. He mainly deals with energy scenarios and sustainable development policies, as well as industrial policies and business internationalization.

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